Marko Gutic Mizimakov
artista residente 2024,
artista residente

Marko Gutic Mizimakov

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(SCIENZA)
Continuando a ricercare il reciprocamente trasformabile attraverso la performance, il testo e l’immagine, sono interessata a guardare, osservare e registrare la nozione di alieno, virale e infettivo come fenomeni affettivi, corporei e tecnologici. Oltre a esplorare la weird fiction come modello per l’esperienza incarnata, sono curioso di vedere come il personaggio letterario dello “scienziato” possa funzionare come partitura, piuttosto che come sceneggiatura. – Dal nulla arriva un fascio di testo, un pezzo di linguaggio. Inquietante e minaccioso, questo alieno entra (attraverso l’orecchio? o sono gli occhi?) e presto non è più possibile parlare con la voce e la bocca senza ospitare questo intruso.

Marko Gutić Mižimakov (1992) è un artista visivo, performativo e testuale che vive tra Bruxelles e Zagabria. Il suo interesse sta nel plasmare materiali sensoriali attraverso processi intimi, collaborativi e sociali. Nel suo lavoro i corpi, così come gli oggetti digitali e palpabili, sono animati, coreografati e cantati in forme non orientabili attraverso diversi media e processi di traduzione. Ispirandosi spesso alla fantascienza queer, intende il suo lavoro come una tecnologia speculativa di trasformazione reciproca. Nel 2022-23 è stato ricercatorə artisticə presso A.PASS – Bruxelles. Attualmente è membro aggiunti della facoltà di Paris College of Art nel dipartimento di Transdisciplinary New Media.

Marko Gutic Mizimakov partecipa a: Edizione 2024,

Miranda Secondari

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Dove nella scrittura coreografica si inserisce il contrappunto, il tic, il lapsus, l’inganno, l’illusione, l’allucinazione?La mia ricerca è in quell’evento piccolo che scatena un cambiamento o genera una domanda, è nella parola scambiata, nel gesto inaspettato… cosa accade quando questi frammenti di azioni si moltiplicano?Partendo da un lavoro quasi mimetico dell’azione quotidiana, la ricerca mi ha portata a una decostruzione che vorrei condurre all’esasperazione, inserendo un crescendo di frammenti e di azioni “parassite” che attraverso un lavoro sul ritmo e sulla ripetizione divengano sempre meno riconoscibili, così privandolo del suo significato originario e in cui lo spettatore possa trovare una propria simbologia e visione.

Coreografa, performer e insegnate di Yoga
La sua pratica coreografica è orientata verso movimenti precisi e dilatati nel tempo che portano all’emersione d’immagini inattese. Il lavoro sul corpo tra immobilità e mobilità ricerca la dicotomia tra soggetto
e oggetto, tra scultura e immagine in movimento, e mette in evidenza la relazione tra corpo e spazio. L’intervento performativo dialoga e si relaziona allo spazio dato. Gli oggetti, costumi e suoni utilizzati in scena sono cose a cui viene data un’attribuzione di senso, un valore simbolico; durante le performance le cose e il loro valore vengono messe in luce o sottratte all’occhio dello spettatore. Le contraddizioni peculiari della figura umana fatte di imprevisti, drammi e ironie sono alla base della mia poetica.
Si laurea in Architettura dei Giardini e Paesaggistica. Lavora come danzatrice per la compagnia Altroteatro di Lucia Latour, fonda la compagnia Anagrama (2009-14) e negli anni collabora con artisti e coreografi. Nel suo percorso di formazione viene a contatto con artisti come: Romeo Castellucci, Yasmine Hugonnet e Silvia Rampelli.
Attualmente porta avanti un progetto coreografico FOLA suddiviso in due capitoli (Fola Capitolo 1 | Gherminella Capitolo 2) con il sostegno di di Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni e Fondazione CR Firenze e MAD_Murate Art District di Firenze.

Miranda Secondari partecipa a: Edizione 2023,

Polina Fenko

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Questa ricerca performativa parte dai raduni post-Rivoluzione francese noti come “Balli delle vittime” (reali o immaginari), in cui i discendenti dei genitori ghigliottinati ricreavano il loro trauma attraverso danze sociali. Riflettendo su questo esempio storico, esploro precedenti storici e contemporanei simili nel lutto, nelle cerimonie di iniziazione e nella cultura di protesta. La mia performance naviga all’incrocio tra immaginario collettivo e memoria, mescolando rievocazioni fisiche e archivi immaginari attraverso vari mezzi (testo, suono, immagini in movimento) all’interno del genere del mockumentary coreografico.

Polina Fenko, nata nel 1997 a San Pietroburgo, è una dance artist e drammaturga emergente con base tra Amsterdam e Berlino. Ha conseguito un master in teatro contemporaneo, danza e drammaturgia presso l’Università di Utrecht e una doppia laurea in storia dell’arte presso la Facoltà di Arti e Scienze Liberali (Università Statale di San Pietroburgo e Bard College, New York).

Nelle sue performance e installazioni lavora con diverse forme di documenti (come partiture respiratorie, impronte corporee, sogni) che creano spazi liminali di realtà corporee plurali attraverso metodi come l’infusione, la sovrapposizione, la giustapposizione e lo smembramento. I temi includono il pensiero catastrofico, la memoria frattale come memoria corporea e i corpi relazionali modellati da memorie personali e collettive.

Come artista di danza, Polina esplora il formato della coreografia sociale che si occupa di esplorare forme alternative di coesistenza e modi di relazionarsi l’uno con l’altro, reimmaginando la nozione di sociale. Ad Amsterdam ha fondato un Instant Composition Collective che unisce performer, musicisti e artisti interdisciplinari per sperimentare la composizione istantanea come metodo e pratica artistica nell’ambito dell’improvvisazione collettiva.
Spinta dall’interesse per le forme alternative di produzione della conoscenza, organizza laboratori multidisciplinari che creano spazi per l’educazione esperienziale e discussioni su modalità di comunicazione diverse da quella verbale, tra cui: Microurbanism and Microchoreography, Vulnerability and risk taking in instant Composition, On Minor Gesture and Microperception.

Polina Fenko partecipa a: Edizione 2023,

Aurelio Di Virgilio

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POEMS mette al centro della ricerca una riflessione sul potere delle dediche scritte nei libri. L’interesse per l’aspetto vibrante e predittivo di questo tipo di messaggi apre la seguente indagine: come il corpo, lo spazio e il valore degli oggetti mutano incontrando dediche destinate ad altre persone? La dedica è per me un punto della storia che rappresenta nella sua brevità la completezza dell’atto. Un segno microscopico e cristallino. L’indagine, attraverso il lavoro performativo e installativo (in forma di frammenti), vuole essere un’ode all’invisibile, a tutte le comunicazioni notturne, bisbigliate.

Aurelio Di Virgilio (1995, Pescara) è un dance-maker e performer che vive e lavora tra Roma e Milano. Si diploma presso la Scuola Luca Ronconi del Piccolo Teatro di Milano.
La sua ricerca coreografica e performativa si avvale di strumenti eterogenei come scores coreografici, pratiche somatiche, elementi plastici e disegni per accedere a ricordi e riflessioni sul presente che possono invitare i corpi a relazionarsi riconsiderando la propria identità e i propri codici gestuali per entrare in contatto con l’altr*.
Dal 2020 presenta i suoi lavori all’interno di teatri, musei e fondazioni d’arte, tra cui Cango – Cantieri Goldonetta (Firenze), La Fondazione – Fondazione Nicola del Roscio (Roma), Nuovo Teatro delle Commedie (Livorno), Fondazione smART (Roma), Museo della Città (Livorno), Sala Santa Rita (Roma). Rientra nel programma di residenza Prender-si cura 2021, curato da Ilaria Mancia presso il Mattatoio (Roma). Nel 2022 vince la borsa di ricerca Più Erbacce promossa in collaborazione con BASE (Milano).Ha collaborato come performer per Collettivo Treppenwitz (Teatro Foce, LAC Lugano) e come assistente per Masako Matsushita nell’ambito del progetto MOVING.

Aurelio Di Virgilio partecipa a: Edizione 2023,

Fabritia D’Intino

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Fabritia D’Intino (Foligno, 1986) si laurea presso L’Accademia Nazionale di Danza (Roma) e consegue il Bachelor in Dance presso ArtEZ (Arnhem, Olanda), attualmente sta completando il corso Master MAP_PA (Roma). Dal 2013 al 2019 coordina la piattaforma Barcelona International Dance Exchange – BIDE curando le attività in Europa e America. I suoi lavori coreografici, spesso in collaborazione con altrə artistə, vengono premiati (In generazione/Fabbrica Europa e Tu 35 Expanded/Centro Pecci) e presentati in diversi contesti nazionali ed internazionali tra cui Théâtre De La Ville, Sadler’s Wells, Festival Le Grand Bain, Dance City UK, Festival OFF d’Avignon, Sismograf Olot, Mons arts de la scène, Teatri di Vetro, Festival Ammutinamenti, Vetrina della Giovane Danza d’autore, Danza Urbana, Young Jazz, Centro Pecci.
Oltre alla creazione di performance per la scena, sviluppa la sua ricerca in contesti site specific e articola il suo discorso artistico attraverso progetti relazionali, partecipativi e installativi. Come danzatrice collabora con diversi coreografi ed artisti visivi. Dal 2018 fa parte della compagnia Catsandsnails (Francia) e del gruppo Chiasma (Roma).

Fabritia D’Intino partecipa a: Edizione 2022,

Irina Baldini

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Danzatrice e coreografa italo/finlandese, Irina Baldini si è formata al Florence Dance Center e ha conseguito una laurea al Laban Centre for Movement and Dance, UK e un Master in Performance Practices, presso l’ArtEZ University of the Arts, NL. Ha lavorato negli anni con diversi coreografi (Yvonne Rainer, Xavier Leroy, Mårten Spangberg, Simone Forti, Mike Kelley, Pablo Bronstein, Susan Sentler) in luoghi come Hayward Gallery, The White Cube, Institute of Contemporary Art, Raven Row Gallery, Tate Britain, OGR Torino e indipendentemente al Queens Museum, La Biennale di Venezia, Theatre aan het Spui, Florence Dance Festival, Dansmakers Amsterdam). È autrice del libro Low Content, 2018, una raccolta di riflessioni intorno alla nozione di cambiamento attraverso la lente della performance, Kelder, 2020, un fotolibro radicato nell’idea di in-betweenness e metamorfosi, Between a Kick e a Cuddle, 2021, una tesi basata sulla sua metodologia fluida intorno a stati psico- fisici di dubbio e confusione, e Accountable Temporary Expedients, 2022, una raccolta di elementi che informano e sono informati
dalla sus metodologia per imrovvisazione coreografica.

Irina Baldini partecipa a: Edizione 2022,

Elisa Zuppini

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Elisa Zuppini (nata 1990 Ascoli Piceno) è una coreografa a creatrice di danza originaria dell’Italia. Si è diplomata alla SNDO- School for New Dance Development in Amsterdam, dove attualmente risiede. La sua ricerca coreografica si articola intorno a nozioni di movimento relazionale e materialità in relazione al corpo e alle sue dimensioni affettive. Lei è interessata a comprendere il corpo come a una tecnologia di trasformazione attraverso cui possiamo accedere a nuove (o perse) percezioni della realtà. Negli anni passati la sua pratica è diventata terreno per uno scambio artistico con vari artisti visuali, scrittori e danzatori, anche attraverso insegnando workshops. Nel 2016 lei è stata premiata come Giovane Talento in Coreografia dalla piattaforma OpenFlr, Firenze (IT), nel 2018 lei ha vinto la borsa di studio per la residenza Danceweb al Festival Impulstanz in Vienna (AT). Dall’anno 2019 lei una dei membri dello spazio Jacuzzi, una convergenza di coreografi con sede ad Amsterdam.

Elisa Zuppini partecipa a: Edizione 2022,

Francesca Saraullo

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POOL LIKE PISCINA è una pratica artistica che nasce in continuità ad “Archeologia del gesto”, progetto di ricerca sulle memorie personali ed arcaiche depositate nella sfera pelvica come atto politico di riconnessione alla matrice del corpo e all’essere che danza. Con POOL LIKE PISCINA voglio approfondire questo studio articolandolo su tre assi: corpo-arcaico; corpo-animale; corpo-canale. L’intenzione d’insieme è di stare in un tempo di ascolto sottile per lasciare il corpo aprirsi percettivamente e coscientemente all’impalpabile che attraversa me e l’altro da me in un continuo dialogo tra passato-presente-futuro, dove il gesto si trasforma in vibrazione sonora e danzante. Lavorando sulla vigilanza passiva, attivando uno stato di presenza ricettiva, coniugando alcune pratiche somatiche ed energetiche, desidero tradurre questo processo introspettivo e trans-identitario in una possibile scrittura coreografica dove l’intimo si confonde nel tutto e l’individuo si espande nel collettivo.

FRANCESCA SARAULLO (1984) coreografa, danzatrice, videasta e ricercatrice indipendente, vive tra Belgio e Italia. Pluridisciplinare nel suo percorso, consegue una Laurea in MultiDAMS ed in Ing. del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione a Torino, successivamente segue un Master presso l’Accademia Reale di Belle Arti di Bruxelles in “ISAC” (Istituto Superiore delle Arti e delle Coreografie) e “AeSP” (Arte per lo Spazio Pubblico). Formatasi nella danza e nel teatro tra Italia, Francia e Belgio, si specializza in centri quali “Fondation Royaumont”, “College-Dance Venezia”, “ImPulsTanz-Vienna International Dance Festival”, perseguendo un percorso formativo in pratiche somatiche ed energetiche (danza sensibile®, fasciapulsologia, qi-gong, …). Dal 2013 firma suoi lavori coreografici e performativi (ANAMNESIS, LUX, Et toi…, La Sospesa) e videografici (W., RACCOLTO, Moulbaix Dr., Ballerina, MiNunn), presentati in vari festival/musei/teatri internazionali. Nel 2020- 2021, riceve una borsa di ricerca per il suo progetto coreografico “Archeologia del gesto”. Collabora con vari artisti.

Francesca Saraullo partecipa a: Edizione 2021, Edizione 2015-16,

Amalia Franco

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‘Immagino un elenco numerato in cui perdere il filo, nonostante o data la presenza dei numeri: l’elenco numerato di esercizi propedeutici alla sparizione.’

L’opera agisce come ‘corpo intensivo, attivo localmente per salti, scarti, vibrazioni e modulazioni’. Più che di una scrittura drammaturgica, si tratta di un dispositivo, che dà all’opera la forma di uno zibaldone dei pensieri, o dei pensierini bambini. La figura, il corpo danzante e la parola sono gli elementi atti alla costruzione di molecole specializzate, i singoli esercizi, in cui è attiva la tecnologia del corpo, che disgrega, lega, moltiplica le cellule. Si tratta di un esercizio di appropriazione ed uso sconsiderato dei codici, necessario alla localizzazione (nel corpo) del pensiero.

Gli Esercizi si esercitano nell’indeterminatezza, nel dominio del ‘pressappoco’, del non misurabile. L’attenzione è sullo spostamento dalla centralità dell’opera intesa come fatto concluso alla composizione come luogo decentralizzato.

Amalia Franco è un’artista indipendente, la cui ricerca verte sulle contaminazioni tra danza, marionette ibride e maschere espressive che realizza lei stessa. È autrice e performer in ‘Corpo Unico’ in collaborazione con il Quartetto Muarice e la compositrice Giulia Lo Russo, in ‘Trittico. Cantillazioni’ in collaborazione con la danzatrice Anna Moscatelli e la musicista Renata Frana, e ‘Trittico. Lasciare andare con grazia’. Performer per la compagnia Barca dei matti, diretta da Natacha Belova, Ifoperator Production e per il Teatro del Lavoro, diretto da Damiano Privitera. Partecipa al GDA 2015, all’interno di Nuove Traiettorie, con il progetto ‘Moving Masks’. Lavora sulla drammaturgia del paesaggio con il progetto ‘Tillandsie, drammaturgia urbana dei crolli’, in collaborazione con Leonardo Delogu e Lajos Talamonti.

Amalia Franco partecipa a: Edizione 2021,

Valerie Tameu

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Il progetto A Thousand Ways to Fall indaga la possibilità di mettere in relazione il corpo con il suo riflesso cercando di rendere evidente il residuo di questa zona liminale.
La ricerca passa attraverso lo studio dell’eterogeneità costitutiva del “corpo della caduta”, intendendo il corpo in una duplice polarità, e cioè sia come oggetto fisico che subisce l’azione della forza di gravità, sia come soggetto sociale che affrontando l’inevitabilità della propria condizione crea narrazioni, immagini e modi di esistere/resistere.
La caduta, in una delle sue traduzioni, rappresenta il segno della punizione e trova un legame con il concetto di superamento del limite e di trasgressione della norma.
Ci si riferisce, pertanto, ad un corpo fisico e culturale nel contempo: al corpo trasgressivo, al corpo del dolore, al corpo femminile, al corpo dell’amore.
La costruzione delle pratiche, che vogliono essere sia consuetudine che evento singolare, ha due punti nevralgici: il primo riguarda la ricerca di un modo di informare i corpi non solo imperativo, ma poetico e variegato, adatto a sostenere la complessità che serve per nutrire l’immaginario dei/delle practitioners e per colorare i paesaggi non neutri in cui si muovono;
il secondo considera l’indagine del corpo neo-nato, cioè di quell’ipercorpo che, dopo la caduta primigenia della nascita si trova immerso nell’estrema materialità dell’esposizione al mondo e della scoperta del suo peso in un’esperienza ipercorporale e di fuga dal codice.

Danzatrice e dance maker,
ama com-porre corpi e idee, attraverso processi di “mappatura affettiva”, volti a tracciare paesaggi fatti di relazioni, associazioni e geografie emotive.
Nel 2013/2014 partecipa al corso di formazione MoDem della Compagnia Zappalà Danza di Catania; nel 2018 si laurea in DAMS presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi in storia della danza.
Inoltre, il suo sguardo si forma attraverso l’incontro con il lavoro, tra gli altri, di Lorenzo Bodi, Francesca Cinalli, Loris Petrillo, Anton Lachky, Marco d’Avenia, Daniela Paci, Doriana Crema, Gabriella Maiorino, Daniele Ninarello, Marta Ciappina, Chiara Bersani, Motus.
Ha collaborato, come danzatrice, a diversi spettacoli e progetti performativi di Compagnia Tecnologia Filosofica, Balletto Teatro di Torino, Raffaele Irace, Laurent Pellisier, Paolo Armao, Masbedo, Alessio Maria Romano.
È coautrice, insieme a Teresa Noronha Feio e Annalisa Cannito, del progetto Cronòtopia, titolare del bando Officin&Ideali-Residenze in transito e autrice del progetto A Thousand Ways to Fall.

Valerie Tameu partecipa a: Edizione 2021,