Carlotta Scioldo
team / founder - tutor - dramaturg guest 2020

Carlotta Scioldo

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Dopo la laurea specialistica presso lo IUAV di Venezia, è fellow researcher presso la New York University dove inizia la sua traiettoria di ricerca tra perfomance studies, coreografia e ambiente urbano. In seguito è ricercatrice presso a.pass (advanced performance studies), centro di ricerca artistica a DeSingel (Belgio). Assistente dramaturg di Bart Van den Eynde nella produzione ‘Build to Last’ di Meg Stuart, dal 2012 lavora come dramaturg freelance per coreografi quali Daniele Ninarello, Claudia Catarzi, Barbara Berti, Amina Amici. Con l’obbiettivo di creare una piattaforma dedicata alla ricerca artistica e pratica drammaturgica, nel 2015 dà vita al progetto Workspace Ricerca X con Erika Di Crescenzo e ne è stata curatrice fino al 2018. E’ stata editor del volume RE:SEARCH DANCE DRAMATURGY (2017).

Consegue un ulteriore master di specializzazione in politiche culturali internazionali presso l’ITC-ILO UNESCO e un dottorato di ricerca presso l’Università e Politecnico di Torino. Il suo lavoro di dottorato sui networks transnazionali europei attivi nel settore culturale e creativo è tra i finalisti del ENCATC AWARD 2023. Insegna e partecipa a convegni internazionali.
Dopo una breve esperienza lavorativa presso la Commissione Europea, divisione cultura (EACEA), il suo scopo professionale mira a connettere il settore artistico allo sviluppo delle politiche culturali internazionali. Con quest’obbiettivo, ha lavorato come network manager e policy advisor del network europeo dei centri coreografici European Dancehouse Network. Oggi lavora come esperta esterna per la Commissione Europea per i progetti di cooperazione internazionale.

Nel 2015 con Erika Di Crescenzo da vita al progetto Workspace Ricerca X e ne è stata curatrice fino al 2018. E’ stata editor del volume RE:SEARCH DANCE DRAMATURGY (2017).

Marta Olivieri

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Trespass | processing an emerging choreography, desidera aprire lo spazio ed il tempo alla contemplazione. Si inserisce nella ricerca tra il visibile e l’invisibile e integra il lavoro di S.U.D.M.U.P. al suo interno. Si propone di indagare la moltiplicazione dello sguardo e l’emersione di un corpo, attraverso l’assorbimento e la restituzione. Si serve della coincidenza ma non esclude la discrepanza. Due interpreti abitano lo spazio, osservando il circostante con l’obiettivo di restituirne una interpretazione generata dall’incontro tra il me e il resto. Non è prevista una divisione tra pubblico e performer. Chi osserva, può attraversare e modificare lo spazio muovendo il proprio punto di vista, spostando il circostante.
La struttura del lavoro ne permette la continua scrittura, presentando ad ogni riproduzione una nuova emersione, come conseguenza di un luogo abitato peculiare.

Marta Olivieri è autrice e performer. Il suo lavoro si propone di interrogare le infiltrazioni che muovono un corpo. Scritture, suoni, temperature e asfalto sono gli ambiti della sua ricerca. Il corpo si muove tra il visibile e l’invisibile e tenta un continuo accadimento ai lati della struttura. La creazione desidera costruire un terreno comune all’interno del quale possano coesistere struttura formale e i suoi possibili allagamenti. Si forma presso Formazione Bartolomei. Frequenta i corsi Modem presso Scenario Pubblico. Nel 2015 incontra Marta Ciappina, interprete, movement coach e didatta, con la quale inizia un percorso assiduo di studio. Si forma inoltre con: M. Kejzar, M. Kilvady, G. Scarcella, J. Neves , A. Cristiani, E. Giannotti, M. Rizzo, C. Delorenzi, E. Gervasi, A. Ajmone, C. Morganti, K. Takagi. Nel 2018 si diploma come Somatic Movement Educator all’interno del programma di formazione Body-Mind Centering® e conduce dallo stesso anno laboratori di ricerca somatica e compositiva presso Scenario Pubblico. Lavora come interprete per DOM-, ha lavorato con Riccardo Guratti e Michele Rizzo. Dal 2019 prende parte al progetto Roma Non Esiste (DOM-), dallo stesso anno partecipa alla curatela del progetto SiR. Collabora con ATI Suffix, collettivo di architetti, artisti, filosofi e ricercatori, il cui lavoro intreccia architettura e arte relazionale, e con Roberta Mansueto | takecare.

Marta Olivieri partecipa a: Edizione 2016-17,

Elisa Ferrari

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ACETATO è il secondo lavoro di un progetto più ampio dal titolo Although of Course You End Up Becoming Yourself che si identifica come contenitore di indagine sulle pratiche di danza che assumono il ruolo culturale di aggregatori sociali nel contesto urbano e nell’ambito del quotidiano. Camminando per la mia città mi sono imbattuta in un gruppo cospicuo di ragazzi da tutta europa che si erano ritrovati in un parco per danzare insieme un ballo chiamato Jump Style. I ragazzi si alternavano in coreografie singole e di gruppo, duetti e sfide. Ogni coreografia veniva ripresa con la telecamera e poi, come mi hanno raccontato in seguito, messa successivamente online. È infatti attraverso la rete che questi ragazzi divengono una vera e propria comunità che sconfina i limiti geografici. Una piccola rivoluzione dal basso, il bisogno fortissimo di riconoscersi in qualcosa, e ho trovato bellissimo che fosse nel corpo. Da qui nasce il progetto ACETATO, dall’osservazione della realtà e dalla necessità di ripensare il “ballo” come veicolo di significati altri, come apertura, come dichiarazione, come celebrazione del proprio essere umani.

Elisa Ferrari è un’artista attiva in Italia e Francia nell’ambito della performing art e delle arti visive. La sua ricerca ruota intorno alle questioni legate al corpo e al movimento e si definisce in azioni e dispositivi che si allargano ad una pluralità di linguaggi tra cui la composizione coreografica, la performance, l’azione partecipata e l’installazione. Laureata in Arti dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Milano, si forma artisticamente frequentando il corso professionale triennale diretto da Susanna Beltrami presso MAS (Milano) e prendendo parte ai progetti internazionali Choreographic Collision (DanzaVenezia e Biennale Danza di Venezia – 2010) e il Corso di Alta Formazione per Danzatori di OperaEstate Festival Veneto (2010), ai quali ha partecipato come borsista. Come danzatrice e performer è stata interprete negli spettacoli di Susanna Beltrami, Walter Manfré, Ismael Ivo, Andrée Ruth Shammah, Roberto Castello, Melissa Cisneros (La Mecedora). Dal 2009 collabora con Ambra Senatore in qualità di assistente alla creazione e danzatrice. Nel 2011 con Sara Catellani e Davide Manico fonda Collettivo PirateJenny, compagnia attiva nell’ambito della ricerca coreografica, di cui è co-autrice ed interprete. Nel 2014 inizia la collaborazione con la fotografa e videomaker Ilaria Turba con cui sviluppa progetti di arte partecipata e di formazione in contesti socialmente problematici. L’anno successivo con l’artista e dj Giulia Tosi dà vita ad EFFETTI, gruppo di ricerca attento alla questione dell’arte relazionale e alle pratiche che includono new media arts e movimento corporeo. Alla carriera artistica affianca un’intensa attività di studio e ricerca nell’ambito dell’estetica dell’arte e della performing art. Nel 2015 è assegnista per il progetto “Seminario Avignon” organizzato da Festival D’Avignon e ProHelvetia, per cui riceve il sostegno da Movin’Up e GAI. Il suo segno zodiacale è l’Acquario, il suo colore preferito al momento è il bianco.

Elisa Ferrari partecipa a: Edizione 2016-17,

Margherita Landi

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“E’ una memoria ben misera quella che permette di ricordare solo ciò che è già accaduto”

Il progetto apre uno studio sulla percezione della porzione di spazio non visibile. Una riflessione sulla sincronicità, sull’intuizione, su cosa può scardinare le nostre abitudini quando compiamo delle scelte o ascoltiamo il mondo intorno a noi.
L’obiettivo è estendere le percezioni fisiche dando alle coincidenze sincroniche la possibilità di accadere. Dopo una prima fase di elaborazione di un training su questo tema, mi sono posta la sfida di elaborare dei duetti “sincronici” di improvvisazione, che avverranno nello stesso spazio, ma in tempi diversi, filmati da uno stesso punto di vista e poi sovrapposti, indagando così un concetto di drammaturgia altamente sensibile, inconscia e completamente collettiva.

Margherita Landi è danzatrice e coreografa italiana Laureata in etno-antropologia.
Dal 2011 lavora come artista indipendente creando spettacoli che focalizzano l’attenzione sulla relazione tra danza e antropologia, sviluppando un approccio alla coreografia basato sull’improvvisazione e una ricerca interdisciplinare che mette in relazione poesia, danza, scienza e nuove tecnologie.
Lavora come coreografa e danzatrice in collaborazione con artisti internazionali della scena europea tra i quali Iraqi Bodies, Yumiko Yoshioka, Makiko Ito, Alfredo Genovesi, Katie Duck, Dance Elixir, MonoCollective.

Margherita Landi partecipa a: Edizione 2016-17,

Sara Manente

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edizione 2018>2020

E’ un progetto di passaggio il cui focus è il tempo di fermentazione più che il risultato. Per due settimane lavoro su dinamiche che partono da relazioni semantiche a quelle biologiche (corporee) per disegnare nuove tecnologie di creazione inspirate da altre intelligenze: batteri e muschi per esempio. Parto da metodologie poetiche prese a prestito dal precedente Spectacles per iniziare un processo più batterico e selvatico.

edizione 2016>17

Durante la residenza a Torino mi concentrero’ sulla scrittura del testo che chiude la serie di tre “danze da leggere”. Dopo Spectacle #3 (2015), una danza plausibile e #1 (2016/17), una danza a ritroso, in Spectacle #2,5 vorrei dedicarmi all’idea di una relazione tra decorativo e fedele. Le “danze da leggere” si situano parallelamente a Spectacles, una ricerca sulla relazione tra danza e linguaggio dal punto di vista economico, poetico e performativo. Possiamo emancipare la danza dalla teoria della danza? Possiamo immaginare una nuova economia dello spettacolo? Che tipo di linguaggio diventa coreografico? Quale movimento produce una descrizione? Di cosa parliamo quando parliamo di danza? Quando comincia e quando finisce una performance?

Sara Manente coreografa, performer e ricercatrice, vive e lavora a Bruxelles. Dopo gli studi di Semiotica, Linguistica e Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna, di Drammaturgia della Danza all’Università di Anversa, e un post-master in Performing Arts al a.pass (Advanced Performance Training) nel 2008, torna dopo dieci d’anni a far parte del Research Center/Cycle 1 di a.pass a Bruxelles. Nel frattempo lavora come coreografa, performer, mentor e collaboratrice per altri artisti e istituzioni.
Nel suo lavoro, la danza è il punto di partenza per pensare attraverso il corpo questioni legate a come percepiamo e agiamo sul mondo: linguaggio e opacità, performatività e pubblico. Formatasi con la danza classica sin dall’infanzia, passando poi a varie tecniche di contemporaneo, i suoi progetti prendono forme diverse: pubblicazioni, film, interviste, laboratori, installazioni, coreografie, esperienza telepatiche etc. Due gli spettacoli di danza più conosciuti e presentati anche in Italia: “Lawaai means Hawaai” (2009) e “Faire un four “(2011), seguiti da un lungo progetto di ricerca incentrato sull’ekphrasis: “Spectacles” (2016-18). Dal 2012 al 2016, ha lavorato in collaborazione con Marcos Simoes sulla relazione con lo spettatore attraverso progetti di vario formato basati su pratiche extra sensoriali/paranormali : “This place”. Nel 2019, riceve una borsa di ricerca dalla Comunità fiamminga per il progetto “Wicked technology / Wild fermentation” (Tecnologia malvagia / Fermentazione selvaggia): “accostando pratiche di fermentazione, femminismo e ricerca artistica, sono interessata a mappare un insieme di tecniche che trasformano il pensiero, la percezione e il fare (d’insieme) nelle colture vive e nelle live arts”.

Lavora nel campo delle arti performative e realizza progetti sotto forma di spettacoli di danza contemporanea, performance, laboratori, ricerche aperte, video e testi. Tra i suoi lavori: Lawaai means Hawaai (2009, trio), Faire un four (2011, quartetto); in collaborazione con Marcos Simoes: This place e Tele Visions (2012-2015, serie di performances basate su fenomeni ESP) e LAVA (2016). Attualmente lavora su due progetti che legano intimamente danza e linguaggio: un film in 3D cominciato sotto forma di interviste ad artisti e pubblico sull’esperienza di fare, vedere e descrivere la performance e una serie di testi scritti che sono danze da leggere.

web

 

Sara Manente partecipa a: Edizione 2020, Edizione 2018, Edizione 2016-17,

Claudia Adragna

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La ricerca vuole tentare di riflettere sin dal titolo sul ristabilimento di un ordine di senso dell’esistenza. Come danzatori e come esseri umani. Capire dandosi un tempo di esplorazione cosa è davvero necessario alla scena oltrepassando l’idea di vendibile ma ragionando di più sull’utile e l’inutile dell’agire. Interrogarsi sul valore delle cose.

Il commercio è, nella sua essenza, satanico. Il commercio è il prestato-reso, ovvero il prestito con il sottinteso: Rendimi più di quanto ti do. Lo spirito di ogni commerciante è completamente viziato…il meno infame di tutti i commercianti è quello che dice “Siamo virtuosi per guadagnare molti più soldi degli stupidi viziosi”. Per il commerciante, l’onestà stessa è una speculazione a scopo di lucro. Il commercio è statanico perché è una delle forme dell’egoismo: la più bassa e la più vile.” – Nuccio Ordine, Manifesto L’utilità dell’inutile.

Laureata all’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino in Pittura. Collabora come interprete: Tecnologia Filosofica, Compagnia TarditoRendina-TO (2011). Coautrice di: “Perché Deserto” Statolento- collettivo di arti vive, vincitore del bando Choreographic Collision 7 debuttato a Venezia nel febbraio 2016. Autrice di: “Ciccina-cosa ancora dobbiamo aspettare?” Festival Pillole-sezione Principi Attivi Settembre 2015 e per Insoliti Festival Internazionale della nuova danza Dicembre 2015. Coautrice di ”Break and come back in our self” duo con Francesca Bovino presentato per Lov#5 a Torino nel giugno 2013 e Festival “Perse Visioni” in Puglia, tra i 15 finalisti di One Minute dance. Sviluppa la sua ricerca coreografica con la partecipazione al network B.I.D.E. (Barcelona International Dance Exchange) nel 2012 e Aprile 2014. Nella primavera del 2015 fonda Statolento collettivo di teatro danza nato nel contesto della Cavallerizza Reale Occupata a Torino il cui primo esito è Studio sulla Lentezza.

HOW MUCH? QUANTO COSTA?

di Claudia Adragna e Statolento – collettivo di arti vive

HOW MUCH? QUANTO COSTA?

di Claudia Adragna e Statolento – collettivo di arti vive

Claudia Adragna partecipa a: Edizione 2016-17,

Francesco Dalmasso e Elisa D’Amico

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Come affrontare la mancanza di una presenza fisica in un luogo specifico? L’assenza apparente di un corpo può diventare il potenziale per una presenza delocalizzata.
Attraverso la simultaneità delle videochiamate sul Web, si aprono possibilità di creazione a distanza, interazione, condivisione, compresenza.
Lo strumento di lavoro scelto è lo score: un mezzo per sviluppare strutture che vengono testate davanti ad una webcam ed eseguite in contemporanea su Google Hangouts.
La composizione grafica e cromatica, la presenza/assenza dei corpi, le loro interazioni, lo spazio in cui si muovono e le sue coordinate, con un’intenzione quasi cinematografica di montaggio, sono gli elementi su cui si basa lo score.

La nostra ricerca si concentra sulla scrittura di partiture e sulla loro trasmissione dal testo al corpo, quindi sul processo che dalla lettura, attraverso l’elaborazione, si trasforma in azione.
In questo senso entra in gioco la questione della trasmissione di informazioni, considerando il rapporto tra fedeltà ad una consegna nel rispetto delle indicazioni e libertà personale nell’autonomia di esecuzione.

// Couchscore è un percorso le cui tappe includono scrittura di scores, esecuzione, trasmissione, documentazione e archiviazione, nell’ottica di una ricerca condivisa e aperta. È un percorso che si svolge in contesti e con modalità diversi, che incoraggia una partecipazione attiva e si sviluppa a partire anche dal contributo di chi si siede sul divano con noi.

Elisa D’Amico e Francesco Dalmasso si incontrano durante gli studi presso la ArtEZ Hogeschool voor de Kunsten (NL).

Con un background e un lavoro centrale come danzatori e performer, la loro pratica artistica collaborativa intreccia e interroga anche ricerca, creazione e curatela.
Partendo da uno specifico oggetto di interesse, articolano pensieri, partiture coreografiche, corpi relazionali, danze.
Dal 2019 sono autori associati della compagnia Zerogrammi. Fanno parte della piattaforma shared training torino e co-curano il progetto Workspace Ricerca X_ricerca & drammaturgia.

I loro lavori sono stati presentati e selezionati per: RAAA Performing Arts Festival (Brescia); Aldes/SPAM! (Lucca); Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni e Fondazione CR Firenze – Bando Abitante 2021; ACS Abruzzo Circuito Spettacolo; Permutazioni / Zerogrammi, Lavanderia a Vapore, Piemonte Dal Vivo; EDN; Polo del ‘900; Resurface Festival; Workspace Ricerca X in OGR; PAV.

// Couchscore
a distance investigation on writing and transmitting scores

un progetto di Francesco Dalmasso, Elisa D’Amico, Alessio Mazzaro

fb
youtube

// Couchscore
a distance investigation on writing and transmitting scores

un progetto di Francesco Dalmasso, Elisa D’Amico, Alessio Mazzaro

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Francesco Dalmasso e Elisa D’Amico partecipa a: Edizione 2018, Edizione 2016-17,

Filippo Porro

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Partendo da questo senso di smarrimento e d’incapacità di scelta che attraversano la maggior parte dei giovani oggi, come ci si muove quando si è portati a scegliere di se stessi? Navigante, naufrago, in una società satura di conoscenza, di opinione, di linguaggio, sovraccarica di possibilità e false libertà, tento di danzare. Un corpo che racconta. Solo. Che cerca, trova, si perde, non sa che fare. Combatte tra il tentativo di reagire e il completo abbandonarsi al vuoto, fino ad arrivare ad una stasi.

Momenti di noia, ecco, di stanchezza, di insoddisfazione. Momenti precipitosi. Parlo di quei momenti in cui chi è ancora giovane è portato a compiere atti avventati” – Da La Linea D’ombra, Joseph Conrad.

Nel 2015 si diploma al corso di Teatro-Danza della Scuola Civica Paolo Grassi di Milano. Negli stessi anni, si forma come attore presso la scuola Proxima Res diretta da Carmelo Rifici. Dopo gli studi segue il maestro Dominique Dupuy in Italia e in Francia. Lavora come danzatore insieme a Marco Baliani, Luca Veggetti, Paola Lattanzi, Marcela Serli. Nel 2016 crea il suo primo lavoro coreografico, il solo “Il mare, la barca e il suo capitano”. Attualmente collabora insieme ad Alessio Maria Romano per la compagnia A.M.R teatro danza in un percorso di ricerca coreografica/teatrale ma anche pedagogica.

Filippo Porro partecipa a: Edizione 2016-17,

Lucia Palladino

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residenza creativa 2016-17

La mia pratica di ricerca in ambito performativo e’ profondamente influenzata dal metodo di Composizione in Tempo Reale di João Fiadeiro. La compagnia del Teatro Valdoca con cui lavoro da diversi anni è stata la casa in cui ho trovato nuove strategie di stabilire connessioni e relazioni con un paesaggio visivo. Voglio nutrire lo sviluppo dei così chiamati performance studies mettendo al centro della ricerca questioni che riguardano l’epistemologia della ricerca artistica, lavorando sul piano formale a diversi prodotti artistici, dallo spettacolo teatrale ad altre forme performative come installazioni, performance sonore e altri tipi di dispositivi. La ricerca esplora la pratica artistica come mezzo per generare nuovi orizzonti e prospettive di conoscenza che nutrano gli aspetti teorici che nutriranno a loro volta la pratica artistica in un processo senza soluzione di continuità. Intendo la pratica di ricerca artistica come una metodologia attraverso la quale cartografare la realtà. La cartografia, come metodo formulato da Gilles Deleuze e Felix Guattari (1995), ha l’intento di accompagnare un processo, e non rappresentare un oggetto. Identifico nella modalità di procedere della ricerca geografica e negli strumenti raccolti da Joao Fiadeiro per l’improvvisazione e la composizione istantanea una stessa modalità. Intendo utilizzare questo stesso processo per produrre nuove mappe di rappresentazione, o meglio, di ri-presentazione, della realtà nell’ambito della performance artistica.

Che criteri e parametri scegliamo per prendere questa o quella decisione? (…) Il gesto non può risultare da un’intenzione o proiezione personale. Deve essere la conseguenza di un incontro. Un incontro con un tempo, uno spazio, un altro, una cosa, un affetto. La forza dell’incontro, la sua importanza, risiede nella capacità che ha di sospendere la nostra traiettoria, anche se solo per millesimi di secondo, e di generare il dubbio, la sorpresa. Questa sospensione è la breccia di cui la Composizione in Tempo Reale ha bisogno per intervenire e attivare la capacità di guardarci da fuori mentre il fatto si svolge. Guadagnando questa distanza possiamo accorgerci di dettagli e relazioni che passerebbero inosservati se ci mantenessimo “imprigionati” all’interno delle nostre opinioni e certezze, della nostra “conoscenza”.
– João Fiadeiro

 

residenza creativa 2018

Nell’ambito del processo di ricerca creativa dell’anno 2016-2017 ho focalizzato il lavoro sulle procedure di creazione e la metodologia. Mi sono osservata osservare.
Ho riconosciuto le radici della mia posizione artistica, da dove vengo, e i modi in cui queste radici si fondono in una nuova pianta, una mappa attraverso la quale traduco la realta’.

La ricerca ha individuato diversi fuochi e prodotto diversi oggetti:

-pratiche dell’attenzione
-procedure di lavoro collettivo
-pratiche corporee specifiche
-dispositivi performativi site-specific
-un intervento teorico-performativo
-un lavoro teatrale
-testi
-immagini

PROIEZIONI.

Il lavoro che svolgerò in residenza a RicercaX a maggio 2018 prende uno di questi oggetti per dargli una forma artistica autonoma. Durante la ricerca per “Come un cane con il suo padrone” è stato fatto molto lavoro sull’uso della parola scritta come corpo in scena. Nello spettacolo teatrale finale la parola è stata estromessa. Vorrei quindi riprendere quel materiale e dargli spazio, tradurre il lavoro performativo mettendo al centro il corpo-parola.

La pratica di ricerca di Lucia Palladino come performer e autrice si determina attraverso un duplice moto: esperire con il corpo e osservare. Ciò che mette in scena come artista e performer riguarda le relazioni tra i corpi, che emergono in maniera retroattiva, a seconda delle potenzialità attivate dalla relazione stessa. L’intento non è quindi volitivo ma tenta di riempire un’immagine della sua immagine. È insegnante certificata Axis Syllabus (Frey Faust) e fa parte del gruppo di ricerca internazionale Axis Syllabus International Research Community. Insegna a professionisti e pre-professionisti in Italia e all’estero (Vienna/ WUK, Tanzquartier, Parigi/Canaldanse, Bruxelles/Hybrid Studio, USA/Earthdance). É ricercatrice e attenta osservatrice del metodo Composição em Tempo Real (CTR) che raccoglie gli strumenti per la composizione identificati dal coreografo João Fiadeiro. Tra i maestri: Frey Faust, Baris Michi, Kira Kirsch, David Zambrano, Peter Michael Dietz, Sophia Neuparth e João Fiadeiro. Importante la collaborazione con Daniele Albanese_Stalk, (Something about today, The vicious circle), progetto vincitore del FondoFare Anticorpi. La sua prima creazione come coreografa è del 2011 (“To see it pass”), finalista al Premio GD’A Emilia-Romagna, e invitato al Ravenna Festival. Del 2012 e’ il suo nuovo lavoro coreografico “Kiss” di nuovo finalista al Premio Equilibrio, sotto la direzione artistica di Sidi Larbi Cherkaoui. Nel 2013 e’ assistente artistica e performer del nuovo lavoro di ricerca con Daniele Albanese “Preliminary Discourse”. Dal 2013 lavora nella compagnia Teatro Valdoca come danzatrice (“Cage’s parade, Ustica, Happening”) e come leader del lavoro fisico nei laboratori tenuti dal regista Cesare Ronconi. Dal 2013 al 2015 svolge un intenso studio teorico sulla ricerca performativa consolidando le linee del proprio percorso e della propria posizione in quanto artista. Dal 2015 e’ parte del collettivo internazionale YIELD per la ricerca e la produzione creativa. È laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università di Roma3 con una tesi in letteratura portoghese sulle “Figure del corpo in Goncalo M. Tavares”.

TRACCE.
Come un cane con il suo padrone.

regia lucia palladino
realizzazione lucia palladino e alice ruggero
video cesare ronconi

Non vogliamo rappresentare niente. Non vogliamo sedurre. Vogliamo accendere il desiderio di vedere, di accogliere immagini, di mantenere viva la tensione verso qualcuno o qualcosa. Nell’incontro accettiamo di perdere una parte e qui ci perdiamo in tentativi di traduzione. Vogliamo sostare in questo attraversamento. L’ inevitabile indefinito tra il punto di partenza e il luogo d’arrivo è lo spazio di attenzione che ci offriamo,  il luogo in cui la comunicazione avviene.

Sono nel lato del buio.
Mi vedi?
Ti vedo.
Non dire niente.
Ti ascolto.

TRACCE.
Come un cane con il suo padrone.

regia lucia palladino
realizzazione lucia palladino e alice ruggero
video cesare ronconi

Non vogliamo rappresentare niente. Non vogliamo sedurre. Vogliamo accendere il desiderio di vedere, di accogliere immagini, di mantenere viva la tensione verso qualcuno o qualcosa. Nell’incontro accettiamo di perdere una parte e qui ci perdiamo in tentativi di traduzione. Vogliamo sostare in questo attraversamento. L’ inevitabile indefinito tra il punto di partenza e il luogo d’arrivo è lo spazio di attenzione che ci offriamo,  il luogo in cui la comunicazione avviene.

Sono nel lato del buio.
Mi vedi?
Ti vedo.
Non dire niente.
Ti ascolto.

Lucia Palladino partecipa a: Edizione 2018, Edizione 2016-17,

Amina Amici

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2018 artista residente

Forte dell’esperienza dell’ultima edizione di RicercaX, dove la mia ricerca s’intitolava Istinti Tradotti, mi accingo a immergermi nuova/mente a piene mani in una nuova sessione di ricerca che già si è mossa, commossa, da quel primo punto di fascinazione, da quel primo punto di sintesi. Non abbandono i miei Istinti Tradotti, da lì procedo. Riconoscimento del proprio processo creativo. Continuare a focalizzare una traiettoria e restringere il campo d’ indagine. Come sfrondare ciò che non serve. Lentezza e velocità. Come e dove cerco, quale il percorso nel training per avvicinarmi all’oggetto della ricerca. Come affinare gli strumenti di trasmissione del segno coreografico. Il corpo principe dell’oggetto.

 

2016>17 artista residente

Dal movimento delle mani, da sempre, subisco una fascinazione speciale. Le mani dei dipinti, di alcuni in particolar modo, mi muovono, commuovono. I corpi dei dipinti sono dinamica. E poi l’animale. L’istinto. Lentezza e velocità. Questi i punti di partenza e come e dove cerco, quale il percorso nel training per avvicinarmi all’oggetto della ricerca. Vorrei attingere al materiale di un mio assolo già esistente per continuare a cercare e a focalizzare una traiettoria. Come affinare gli strumenti di trasmissione di specifici lavori coreografici.

Nel 1999 comincia la sua carriera con la compagnia L’Impasto di Michela Lucenti e Alessandro Berti (oggi Balletto Civile); in seguito lavora come interprete per altre compagnie come: Sosta Palmizi, Deja Donne, Compagnia Secondo Taglio, Giardino Chiuso, Compagnia Menhir, Compagnia Rodisio, Compagnia l’Estuaire. Ha collaborato in diversi progetti con Tetraktis Percussioni. Dal 2008 al 2011 danza per Carolyn Carlson, presso il CCN di Roubaix Nord – Pas De Calais. Dal 2011 lavora come attrice in lingua francese, danzatrice e cantante negli spettacoli “Marie Stuart”, “Mack is coming back”, “Le cas Blanche Neige” e “Le cri de Gertrude” per Studio D’action Théâtrale di Ginevra, diretti dal regista Gabriel Alvarez. Dal 2003 Amina Amici firma le sue coreografie: quattro assoli dedicati a “Maria o dell’appartenenza”, un duo “per tre corpi forse, prologue”, l’assolo “Resti Lontani” e il quartetto “Vuoti d’aria”. Dal 2009 è artista associata dell’Associazione Sosta Palmizi.

** Amina Amici _ fotografia in copertina di Caterina Cardinali