Sara Manente
resident artist

Sara Manente

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E’ un progetto di passaggio il cui focus è il tempo di fermentazione più che il risultato. Per due settimane lavoro su dinamiche che partono da relazioni semantiche a quelle biologiche (corporee) per disegnare nuove tecnologie di creazione inspirate da altre intelligenze: batteri e muschi per esempio. Parto da metodologie poetiche prese a prestito dal precedente Spectacles per iniziare un processo più batterico e selvatico.

Lavora nel campo delle arti performative e realizza progetti sotto forma di spettacoli di danza contemporanea, performance, laboratori, ricerche aperte, video e testi. Tra i suoi lavori: Lawaai means Hawaai (2009, trio), Faire un four (2011, quartetto); in collaborazione con Marcos Simoes: This place e Tele Visions (2012-2015, serie di performances basate su fenomeni ESP) e LAVA (2016). Attualmente lavora su due progetti che legano intimamente danza e linguaggio: un film in 3D cominciato sotto forma di interviste ad artisti e pubblico sull’esperienza di fare, vedere e descrivere la performance e una serie di testi scritti che sono danze da leggere.

web

Sara Manente is with us in: Edizione 2018,

Sara Manente

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edizione 2018>2020

E’ un progetto di passaggio il cui focus è il tempo di fermentazione più che il risultato. Per due settimane lavoro su dinamiche che partono da relazioni semantiche a quelle biologiche (corporee) per disegnare nuove tecnologie di creazione inspirate da altre intelligenze: batteri e muschi per esempio. Parto da metodologie poetiche prese a prestito dal precedente Spectacles per iniziare un processo più batterico e selvatico.

edizione 2016>17

Durante la residenza a Torino mi concentrero’ sulla scrittura del testo che chiude la serie di tre “danze da leggere”. Dopo Spectacle #3 (2015), una danza plausibile e #1 (2016/17), una danza a ritroso, in Spectacle #2,5 vorrei dedicarmi all’idea di una relazione tra decorativo e fedele. Le “danze da leggere” si situano parallelamente a Spectacles, una ricerca sulla relazione tra danza e linguaggio dal punto di vista economico, poetico e performativo. Possiamo emancipare la danza dalla teoria della danza? Possiamo immaginare una nuova economia dello spettacolo? Che tipo di linguaggio diventa coreografico? Quale movimento produce una descrizione? Di cosa parliamo quando parliamo di danza? Quando comincia e quando finisce una performance?

Sara Manente coreografa, performer e ricercatrice, vive e lavora a Bruxelles. Dopo gli studi di Semiotica, Linguistica e Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna, di Drammaturgia della Danza all’Università di Anversa, e un post-master in Performing Arts al a.pass (Advanced Performance Training) nel 2008, torna dopo dieci d’anni a far parte del Research Center/Cycle 1 di a.pass a Bruxelles. Nel frattempo lavora come coreografa, performer, mentor e collaboratrice per altri artisti e istituzioni.
Nel suo lavoro, la danza è il punto di partenza per pensare attraverso il corpo questioni legate a come percepiamo e agiamo sul mondo: linguaggio e opacità, performatività e pubblico. Formatasi con la danza classica sin dall’infanzia, passando poi a varie tecniche di contemporaneo, i suoi progetti prendono forme diverse: pubblicazioni, film, interviste, laboratori, installazioni, coreografie, esperienza telepatiche etc. Due gli spettacoli di danza più conosciuti e presentati anche in Italia: “Lawaai means Hawaai” (2009) e “Faire un four “(2011), seguiti da un lungo progetto di ricerca incentrato sull’ekphrasis: “Spectacles” (2016-18). Dal 2012 al 2016, ha lavorato in collaborazione con Marcos Simoes sulla relazione con lo spettatore attraverso progetti di vario formato basati su pratiche extra sensoriali/paranormali : “This place”. Nel 2019, riceve una borsa di ricerca dalla Comunità fiamminga per il progetto “Wicked technology / Wild fermentation” (Tecnologia malvagia / Fermentazione selvaggia): “accostando pratiche di fermentazione, femminismo e ricerca artistica, sono interessata a mappare un insieme di tecniche che trasformano il pensiero, la percezione e il fare (d’insieme) nelle colture vive e nelle live arts”.

Lavora nel campo delle arti performative e realizza progetti sotto forma di spettacoli di danza contemporanea, performance, laboratori, ricerche aperte, video e testi. Tra i suoi lavori: Lawaai means Hawaai (2009, trio), Faire un four (2011, quartetto); in collaborazione con Marcos Simoes: This place e Tele Visions (2012-2015, serie di performances basate su fenomeni ESP) e LAVA (2016). Attualmente lavora su due progetti che legano intimamente danza e linguaggio: un film in 3D cominciato sotto forma di interviste ad artisti e pubblico sull’esperienza di fare, vedere e descrivere la performance e una serie di testi scritti che sono danze da leggere.

web

 

Sara Manente is with us in: Edizione 2016-17, Edizione 2018, Edizione 2020,

Francesco Dalmasso e Elisa D’Amico

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How to deal with missing physical presence on a specific location? The apparent absence of the body is a potential for a delocalized presence.
The simultaneity of video-calls on the Web generates opportunities for creation on distance, interaction, sharing, co-presence.
The chosen working tool is the score: a tool for developing structures to be tested in front of a webcam and co-executed on Google Hangouts.

Graphic and chromatic composition, presence/absence of the bodies, their interactions, the space they move in and its coordinates, with an almost cinematographic editing intention, are the funding elements of the score.

Our research focuses on the writing of scores and on their transmission from text to body. We wish to investigate the process of how reading transforms into action, through an elaboration.
The question of transmitting information comes into play, considering the relationship between the loyalty to a task while following indications and the personal freedom in the autonomy of execution.

// Couchscore is a path whose stages include the writing of scores, their execution, transmission, documentation and archiving, in a shared and open research perspective. It is a path that unfolds in different contexts and different ways, fostering an active participation and developing also from the contribution of the ones who sit on the couch with us.

Elisa D’Amico and Francesco Dalmasso met during their studies at ArtEZ Hogeschool voor de Kunsten (NL).
With a background and core work as dancers and performers, their collaborative artistic practice also intertwines and questions research, making and curatorship.
Starting from a specific object of interest they articulate thoughts, choreographic scores, relational bodies, dances.
They are part of the platform shared training torino and co-curate the project Workspace Ricerca X_research & dramaturgy.

Their works have been presented and selected for: RAAA Performing Arts Festival (Brescia); Aldes/SPAM! (Lucca); Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni e Fondazione CR Firenze – Bando Abitante 2021; ACS Abruzzo Circuito Spettacolo; Permutazioni / Zerogrammi, Lavanderia a Vapore, Piemonte Dal Vivo; EDN; Polo del ‘900; Resurface Festival; OGR; PAV.

// Couchscore
a distance investigation on writing and transmitting scores

a project by Francesco Dalmasso, Elisa D’Amico, Alessio Mazzaro

fb
youtube

// Couchscore
a distance investigation on writing and transmitting scores

a project by Francesco Dalmasso, Elisa D’Amico, Alessio Mazzaro

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Francesco Dalmasso e Elisa D’Amico is with us in: Edizione 2016-17, Edizione 2018,

Lucia Palladino

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residenza creativa 2016-17

La mia pratica di ricerca in ambito performativo e’ profondamente influenzata dal metodo di Composizione in Tempo Reale di João Fiadeiro. La compagnia del Teatro Valdoca con cui lavoro da diversi anni è stata la casa in cui ho trovato nuove strategie di stabilire connessioni e relazioni con un paesaggio visivo. Voglio nutrire lo sviluppo dei così chiamati performance studies mettendo al centro della ricerca questioni che riguardano l’epistemologia della ricerca artistica, lavorando sul piano formale a diversi prodotti artistici, dallo spettacolo teatrale ad altre forme performative come installazioni, performance sonore e altri tipi di dispositivi. La ricerca esplora la pratica artistica come mezzo per generare nuovi orizzonti e prospettive di conoscenza che nutrano gli aspetti teorici che nutriranno a loro volta la pratica artistica in un processo senza soluzione di continuità. Intendo la pratica di ricerca artistica come una metodologia attraverso la quale cartografare la realtà. La cartografia, come metodo formulato da Gilles Deleuze e Felix Guattari (1995), ha l’intento di accompagnare un processo, e non rappresentare un oggetto. Identifico nella modalità di procedere della ricerca geografica e negli strumenti raccolti da Joao Fiadeiro per l’improvvisazione e la composizione istantanea una stessa modalità. Intendo utilizzare questo stesso processo per produrre nuove mappe di rappresentazione, o meglio, di ri-presentazione, della realtà nell’ambito della performance artistica.

Che criteri e parametri scegliamo per prendere questa o quella decisione? (…) Il gesto non può risultare da un’intenzione o proiezione personale. Deve essere la conseguenza di un incontro. Un incontro con un tempo, uno spazio, un altro, una cosa, un affetto. La forza dell’incontro, la sua importanza, risiede nella capacità che ha di sospendere la nostra traiettoria, anche se solo per millesimi di secondo, e di generare il dubbio, la sorpresa. Questa sospensione è la breccia di cui la Composizione in Tempo Reale ha bisogno per intervenire e attivare la capacità di guardarci da fuori mentre il fatto si svolge. Guadagnando questa distanza possiamo accorgerci di dettagli e relazioni che passerebbero inosservati se ci mantenessimo “imprigionati” all’interno delle nostre opinioni e certezze, della nostra “conoscenza”.
– João Fiadeiro

 

residenza creativa 2018

Nell’ambito del processo di ricerca creativa dell’anno 2016-2017 ho focalizzato il lavoro sulle procedure di creazione e la metodologia. Mi sono osservata osservare.
Ho riconosciuto le radici della mia posizione artistica, da dove vengo, e i modi in cui queste radici si fondono in una nuova pianta, una mappa attraverso la quale traduco la realta’.

La ricerca ha individuato diversi fuochi e prodotto diversi oggetti:

-pratiche dell’attenzione
-procedure di lavoro collettivo
-pratiche corporee specifiche
-dispositivi performativi site-specific
-un intervento teorico-performativo
-un lavoro teatrale
-testi
-immagini

PROIEZIONI.

Il lavoro che svolgerò in residenza a RicercaX a maggio 2018 prende uno di questi oggetti per dargli una forma artistica autonoma. Durante la ricerca per “Come un cane con il suo padrone” è stato fatto molto lavoro sull’uso della parola scritta come corpo in scena. Nello spettacolo teatrale finale la parola è stata estromessa. Vorrei quindi riprendere quel materiale e dargli spazio, tradurre il lavoro performativo mettendo al centro il corpo-parola.

La pratica di ricerca di Lucia Palladino come performer e autrice si determina attraverso un duplice moto: esperire con il corpo e osservare. Ciò che mette in scena come artista e performer riguarda le relazioni tra i corpi, che emergono in maniera retroattiva, a seconda delle potenzialità attivate dalla relazione stessa. L’intento non è quindi volitivo ma tenta di riempire un’immagine della sua immagine. È insegnante certificata Axis Syllabus (Frey Faust) e fa parte del gruppo di ricerca internazionale Axis Syllabus International Research Community. Insegna a professionisti e pre-professionisti in Italia e all’estero (Vienna/ WUK, Tanzquartier, Parigi/Canaldanse, Bruxelles/Hybrid Studio, USA/Earthdance). É ricercatrice e attenta osservatrice del metodo Composição em Tempo Real (CTR) che raccoglie gli strumenti per la composizione identificati dal coreografo João Fiadeiro. Tra i maestri: Frey Faust, Baris Michi, Kira Kirsch, David Zambrano, Peter Michael Dietz, Sophia Neuparth e João Fiadeiro. Importante la collaborazione con Daniele Albanese_Stalk, (Something about today, The vicious circle), progetto vincitore del FondoFare Anticorpi. La sua prima creazione come coreografa è del 2011 (“To see it pass”), finalista al Premio GD’A Emilia-Romagna, e invitato al Ravenna Festival. Del 2012 e’ il suo nuovo lavoro coreografico “Kiss” di nuovo finalista al Premio Equilibrio, sotto la direzione artistica di Sidi Larbi Cherkaoui. Nel 2013 e’ assistente artistica e performer del nuovo lavoro di ricerca con Daniele Albanese “Preliminary Discourse”. Dal 2013 lavora nella compagnia Teatro Valdoca come danzatrice (“Cage’s parade, Ustica, Happening”) e come leader del lavoro fisico nei laboratori tenuti dal regista Cesare Ronconi. Dal 2013 al 2015 svolge un intenso studio teorico sulla ricerca performativa consolidando le linee del proprio percorso e della propria posizione in quanto artista. Dal 2015 e’ parte del collettivo internazionale YIELD per la ricerca e la produzione creativa. È laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università di Roma3 con una tesi in letteratura portoghese sulle “Figure del corpo in Goncalo M. Tavares”.

TRACCE.
Come un cane con il suo padrone.

regia lucia palladino
realizzazione lucia palladino e alice ruggero
video cesare ronconi

Non vogliamo rappresentare niente. Non vogliamo sedurre. Vogliamo accendere il desiderio di vedere, di accogliere immagini, di mantenere viva la tensione verso qualcuno o qualcosa. Nell’incontro accettiamo di perdere una parte e qui ci perdiamo in tentativi di traduzione. Vogliamo sostare in questo attraversamento. L’ inevitabile indefinito tra il punto di partenza e il luogo d’arrivo è lo spazio di attenzione che ci offriamo,  il luogo in cui la comunicazione avviene.

Sono nel lato del buio.
Mi vedi?
Ti vedo.
Non dire niente.
Ti ascolto.

TRACCE.
Come un cane con il suo padrone.

regia lucia palladino
realizzazione lucia palladino e alice ruggero
video cesare ronconi

Non vogliamo rappresentare niente. Non vogliamo sedurre. Vogliamo accendere il desiderio di vedere, di accogliere immagini, di mantenere viva la tensione verso qualcuno o qualcosa. Nell’incontro accettiamo di perdere una parte e qui ci perdiamo in tentativi di traduzione. Vogliamo sostare in questo attraversamento. L’ inevitabile indefinito tra il punto di partenza e il luogo d’arrivo è lo spazio di attenzione che ci offriamo,  il luogo in cui la comunicazione avviene.

Sono nel lato del buio.
Mi vedi?
Ti vedo.
Non dire niente.
Ti ascolto.

Lucia Palladino is with us in: Edizione 2016-17, Edizione 2018,

Amina Amici

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Dal movimento delle mani, da sempre, subisco una fascinazione speciale. Le mani dei dipinti, di alcuni in particolar modo, mi muovono, commuovono. I corpi dei dipinti sono dinamica. E poi l’animale. L’istinto. Lentezza e velocità. Questi i punti di partenza e come e dove cerco, quale il percorso nel training per avvicinarmi all’oggetto della ricerca. Vorrei attingere al materiale di un mio assolo già esistente per continuare a cercare e a focalizzare una traiettoria. Come affinare gli strumenti di trasmissione di specifici lavori coreografici.

Nel 1999 comincia la sua carriera con la compagnia L’Impasto di Michela Lucenti e Alessandro Berti (oggi Balletto Civile); in seguito lavora come interprete per altre compagnie come: Sosta Palmizi, Deja Donne, Compagnia Secondo Taglio, Giardino Chiuso, Compagnia Menhir, Compagnia Rodisio, Compagnia l’Estuaire. Ha collaborato in diversi progetti con Tetraktis Percussioni. Dal 2008 al 2011 danza per Carolyn Carlson, presso il CCN di Roubaix Nord – Pas De Calais. Dal 2011 lavora come attrice in lingua francese, danzatrice e cantante negli spettacoli “Marie Stuart”, “Mack is coming back”, “Le cas Blanche Neige” e “Le cri de Gertrude” per Studio D’action Théâtrale di Ginevra, diretti dal regista Gabriel Alvarez. Dal 2003 Amina Amici firma le sue coreografie: quattro assoli dedicati a “Maria o dell’appartenenza”, un duo “per tre corpi forse, prologue”, l’assolo “Resti Lontani” e il quartetto “Vuoti d’aria”. Dal 2009 è artista associata dell’Associazione Sosta Palmizi.

** Amina Amici _ fotografia in copertina di Caterina Cardinali

Amina Amici is with us in: Edizione 2016-17, Edizione 2018,

Jacopo Jenna

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2025 Immaginare e fare memoria

Come immaginazione e memoria si possono sincronizzare per rendere presente ciò che è stato in un gesto sempre nuovo? Sia la memoria che l’immaginazione non sono delle pratiche interne, ma forme di presenza attiva nel tempo, pratiche percettive e corporee, spazi di possibilità dove sperimentare modalità di relazione con il mondo, anche quando quel mondo non è fisicamente presente. La memoria non è una registrazione del passato, ma un modo di mantenere il legame con il tempo attraverso l’azione, forse possiamo dire che la memoria è una forma di coreografia temporale? La ricerca si interroga su questi aspetti e sul potere magico dell’immaginazione come competenza pratica e non come un processo puramente rappresentazionale.

 

2018 Désir Mimétique 

Il titolo è un riferimento libero al concetto di “desiderio mimetico” teorizzato dell’antropologo fran- cese René Girard il quale sostenne che l’imitazione umana è alla base di molti fenomeni che carat- terizzano il nostro comportamento. Il progetto vuole porre l’attenzione sulla percezione di alcuni elementi legati alla danza contemporanea partendo dal concetto di imitazione, come elemento basilare per l’incorporazione della danza e la trasmissione culturale, su come determinate informazioni e qualità di movimento si replicano o si trasferiscono da una persona all’altra attraverso un processo memetico. [La memetica postula il meme come la fondamentale unità nella evoluzione sociale, un processo che viene trattato come tecnicamente equivalente all’evoluzione biologica e genetica. Il termine è stato coniato da Dawkins, per analogia con “gene”; indica una unità di informazione intellettuale o culturale, che sopravvive abbastanza tempo per essere riconosciuta come tale, e che può passare da una mente all’altra.]
Il processo di ricerca si concentrerà su principi semplici come la copia, la trasformazione e la ricomposizione attraverso la copia in diretta di filmati composti da vari esempi di coreografie dell’ultimo secolo, dai balletti di Nižinskij, passando per Merce Cunningham, Yvonne Rainer o ai passi di street dance di oggi. I movimenti, talvolta complicati o astratti, mutano in una nuova danza in cui l’errore diventa un elemento di novità che trasforma il processo di imitazione nella creazione di qualcosa di nuovo ed inaspettato.
Il progetto ha avuto una prima fase di ricerca e sviluppo tramite la Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze in collaborazione con il Lycée Victor Hugo, promosso nel corso dell’anno scolastico 2016/17, con l’obbiettivo di coinvolgere un gruppo di circa trenta bambini della scuola materna di età compresa tra i 4 e i 5 anni. Il laboratorio si è svolto tra marzo e aprile 2017 nel corso di alcuni appuntamenti tenuti negli spazi del Lycée Victor Hugo di Firenze durante i quali i bambini sono stati coinvolti in una serie di esercizi performativi che hanno previsto l’interazione dei partecipanti con alcuni video proiettati durante gli incontri. Al termine del calendario di attività è stato realizzato un video che documenta l’ultima fase del laboratorio in cui i bambini si confrontano con alcuni esempi di coreografie.

Jacopo Jenna è coreografo e regista. Il suo lavoro indaga la percezione del corpo in relazione al movimento, attraverso una ricerca che investe la coreografia e il video, studiando nuove possibilità di incorporazione della danza, spaziando tra vari linguaggi e generando molteplici contesti performativi. Laureato in Sociologia presso l’Università di Urbino, sviluppa i suoi studi di danza in Olanda presso Codarts (Rotterdam Dance Academy). Si occupa di formazione e percorsi educativi per varie fasce di età, elaborando nuove strategie di relazione con l’arte performativa. Ha presentato i suoi lavori presso festival e istituzioni internazionali.

www.jacopoj.it

Désir Mimétique

Jacopo Jenna is with us in: Edizione 2018,

Edizione 2018

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WORKSPACE RICERCA X è uno spazio aperto alla sperimentazione in campo coreografico. E’ un luogo in cui scambio e orizzontalità plasmano il contenuto. E’ un punto per approfondire il proprio percorso di ricerca. È un luogo di residenza e studio per danzatori, coreografi, artisti, ricercatori. Il focus del progetto è favorire il dibattito tra le pratiche artistiche e le politiche culturali.

Il progetto si svolge presso la Lavanderia a Vapore di Collegno (TO) ed è sostenuto da Fondazione Piemonte dal Vivo.

a cura di StandOrt / Carlotta Scioldo e Erika Di Crescenzo
con il sostegno della Fondazione Piemonte dal Vivo e la collaborazione di Company Blu, Università degli Studi di Torino
*realizzato nell’ambito del progetto Residenze coreografiche
Lavanderia a Vapore 3.0 / Piemonte dal Vivo

10 May 2018
Lavanderia a vapore Sala Grande Stireria Corso Pastrengo, 51 Collegno (TO)
  • 02 > 15 May 2018
    Lavanderia a vapore Corso Pastrengo, 51 Collegno (TO)
  • 12 April 2018
    Lavanderia a vapore Sala Grande Stireria Corso Pastrengo, 51 Collegno (TO)
  • 03 > 13 April 2018
    Lavanderia a vapore Corso Pastrengo, 51 Collegno (TO)
  • 08 February 2018
    Lavanderia a vapore Sala Grande Stireria Corso Pastrengo, 51 Collegno (TO)
  • 01 > 09 February 2018
    Lavanderia a vapore Corso Pastrengo, 51 Collegno (TO)
  • 25 January 2018
    Lavanderia a Vapore
    corso Pastrengo, 51
    Collegno
    +
    Clog
    Via Giulia di Barolo, 13
    Torino
    h 18:00 + h 20:30
  • 15 > 31 January 2018
    Lavanderia a vapore Corso Pastrengo, 51 Collegno (TO)
  • 15 > 31 January 2018
    Lavanderia a vapore Corso Pastrengo, 51 Collegno (TO)

  • Residenza

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    Residenza
    15 > 31 January 2018
    ore :
    Collegno (TO) Lavanderia a vapore
    Corso Pastrengo, 51
    info biglietteria

    Residenza

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    Ricerca e arti visive
    15 > 31 January 2018
    ore :
    Collegno (TO) Lavanderia a vapore
    Corso Pastrengo, 51
    info biglietteria