Cristina Caprioli è una delle coreografe più affermate e riconosciute a livello internazionale della scena svedese. A metà anni ’90 fonda l’organizzazione indipendente Ccap, dove produce performance, installazioni, film, oggetti, pubblicazioni e altre coreografie, e conduce progetti di ricerca interdisciplinari di lungo periodo. Il suo lavoro coreografico si caratterizza per precisione, complessità e un’alta tecnologia del corpo. Tutte le sue produzioni sfidano i formati normativi e le economie di scambio del settore. Negli anni 2008-2013 è stata docente di composizione coreografica presso la Scuola di Danza e Circo (DOCH) di Stoccolma, dove ha sviluppato metodi e formati per la ricerca artistica. Ha ricevuto diversi premi e sovvenzioni e ha avuto un ruolo significativo nello sviluppo del discorso critico nel campo della danza e della coreografia in Svezia. Nel 2024 riceve il Leone d’oro alla carriera dalla Biennale Danza di Venezia.
Ci occorre sempre un simbolo concreto per afferrare un’idea come si afferra un pezzo di pane.
Ma non è mai il simbolo che potremmo supporre, quello calzante e perfetto.
Ma un’altra cosa che indica obliquamente, a una cert’ora propizia.
Cristina Campo
Lettere a Mita
Cosa ci coinvolge veramente? Quando sentiamo di fare parte di qualcosa?
Come un pezzo di pane s’interroga sull’appartenenza e sull’entusiasmo: il totale coinvolgimento di cui ognuno ha fatto esperienza durante una conversazione intorno a un tavolo o a un pensiero comune, in un momento preciso.
Il progetto ha una natura ibrida ed è nato dall’incontro con Leo Merati e dal desiderio di osservare insieme il movimento del mondo attraverso il video, la fotografia, la parola, il suono.
Spostandosi fra i diversi sguardi che ogni disciplina offre, il corpo è libero di fare esperienza della realtà e di trattenere, ogni volta, informazioni specifiche da tradurre in movimento. Analizzando dinamiche da punti di vista diversi, cerchiamo di avvicinarci allo sguardo obliquo, trasversale, di cui parla Cristina Campo, nella speranza che una traiettoria diagonale possa includere più prospettive ed essere il più possibile accessibile. Cerchiamo le tracce concrete che, come le briciole di Pollicino, ci portano ad afferrare un’idea – una sensazione, un’esperienza -, a darle corpo e forma, per poterla mettere sul tavolo, per condividerla.
Il movimento che c’interessa indagare, studiare, (ri)creare, è quello che porta due sconosciuti ad avvicinarsi fra loro o una persona a entrare in uno spazio in cui non è mai stata prima. Così come il corpo necessita di spazio per muoversi, Come un pezzo di pane necessita di invitare le persone a entrare, perché si nutre della relazione con loro e di ciò che ognuno desidera condividere.
In residenza insieme a Leo Merati.
Alice crede nella précision du hasard, nelle crepe da cui entra luce e nella poesia. Studiando tecnica Nikolais, Axis Syllabus e Composição em Tempo Real, si è convinta che danzare sia muoversi nel mondo e fra gli altri. Fatica a definire i contorni delle cose, trova fertili le zone di confine e i movimenti delle greggi. Alla ricerca artistica e alla creazione (Rivoluzione, 2018, con Lucia Palladino e Volumi, 2018, con Tommy Ruggero) affianca il lavoro per e con l’infanzia in teatro (BiancaNera, 2012), nelle scuole (Play Attention, 2017) e a PianoTerra, sede di QB Quanto Basta, per cui ha curato la rassegna FOP! | Piccoli passi da gigante, 2018-2019. D’estate, lavora in alpeggio, dove impara dagli animali che insegnano senza sapere e riesce a separare ciò che preme da ciò che pressa.
un progetto di Lucia Guarino
con il supporto alla collaborazione di Emma Tramontana, PAV – parco arte vivente (Torino), Terzo Giardino – Firenze
un progetto di Lucia Guarino
con il supporto alla collaborazione di Emma Tramontana, PAV – parco arte vivente (Torino), Terzo Giardino – Firenze
During the Ricerca residency I hope to develop my research into the ways in which both speculative fiction and performance scores have the potential to build temporary worlds, spaces for the unknown to play out. I am currently busy thinking, dancing and writing with wetlands, the choreographic potential of scent and the entangled relationship between humans and more-than-humans. Wetlands have caught hold of me for the strange things they do with time. Fertile edge-lands of mud and water.
Alice MacKenzie is a dance artist, performer and writer based in Stockholm. Her practice enfolds speculative fiction with medicinal plants and cultures of bacteria which she shares as performances, perfumes and leaky texts. As a performer Alice has worked alongside other artists in galleries, forests and on stages across Europe. Her most recent commissions include pieces for Sånafest, Nya Nya Norrland, Delta: An Ocean Call and a collaboration with Siriol Joyner for Northern Sustainable Futures.
1.Image credit Pär Fredin.
Performer Alice MacKenzie
Performance Being With Deeper Softs choreographed by Kristin Nango
2. Image Credit Alice MacKenzie
From the work they opened their mouths to speak and the light poured out (2023) in collaboration with Siriol Joyner.
3. Image Credit Cato Lein (2022)
1.Image credit Pär Fredin.
Performer Alice MacKenzie
Performance Being With Deeper Softs choreographed by Kristin Nango
2. Image Credit Alice MacKenzie
From the work they opened their mouths to speak and the light poured out (2023) in collaboration with Siriol Joyner.
3. Image Credit Cato Lein (2022)
My current research lingers around storytelling, flirting through a dancing body, set material, world building and serious playfulness. I use imagination as a portal to exchange together in another realm where one can become whoever they feel like today. It will be heavily influenced by my latest production “u n f i n i s h e d b u s i n e s s” where I have studied poses/images of male pop-bands such as Backstreet Boys and Linkin Park. For warm-up and finding joy in sweating I would love to share a Heavy Metal Ballet class which I started to teach last year.
Hannah Krebs (she/they) is a german dance artist based between Stockholm (SE) and Cologne (DE). Their works reveal an urgency for fractures, working with techniques of semi- fictional world buildings from a feminist and critical perspective. Within the craft of dance, Hannah is creating scenarios to insert and widening the cracks as a joint effort to help imagining a radically different world.
They have been presenting at various festivals and venues such as OutNow Festival, MDT Stockholm and Weld. As a dancer they are working with Nature Theater of Oklahoma, Judit Förster and Ellen Söderhult.
Headshot picture credits Linda Wardal
Artistic research picture credits Gergely Ofner
Headshot picture credits Linda Wardal
Artistic research picture credits Gergely Ofner
At Ricerca X, she would like to use the opportunity of a research and exchange residency to tie in with her questions about the various privileges she lives with and through.
She will attempt to enter into a dialog with herself as a performer of an older work of hers:
BAGS (2010), in which her mute, motionless and faceless body, completely covered in sack cloth, serves as a projection screen for bystanders.
During the three weeks in Lavanderia, she wants to work with interventions and the exchange of written and recorded testimonies.
Heike Langsdorf is a Brussels based artist exploring the performative qualities of choreographing and conditioning within and beyond the art-institutional field: Trained as a dancer, she connects to artistic making, thinking and researching through a continuous exploration of movement principles: who is dis- or enabling what for whom?
She works at KASK school of arts in Ghent as teacher, mentor and researcher. Together with Simone Basani, Alice Ciresola, Heike Langsdorf and Liselore Vandeput she co-runs radical_hope & radical_house.