Margherita Landi
Satellite

Margherita Landi

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“E’ una memoria ben misera quella che permette di ricordare solo ciò che è già accaduto”

Il progetto apre uno studio sulla percezione della porzione di spazio non visibile. Una riflessione sulla sincronicità, sull’intuizione, su cosa può scardinare le nostre abitudini quando compiamo delle scelte o ascoltiamo il mondo intorno a noi.
L’obiettivo è estendere le percezioni fisiche dando alle coincidenze sincroniche la possibilità di accadere. Dopo una prima fase di elaborazione di un training su questo tema, mi sono posta la sfida di elaborare dei duetti “sincronici” di improvvisazione, che avverranno nello stesso spazio, ma in tempi diversi, filmati da uno stesso punto di vista e poi sovrapposti, indagando così un concetto di drammaturgia altamente sensibile, inconscia e completamente collettiva.

Margherita Landi è danzatrice e coreografa italiana Laureata in etno-antropologia.
Dal 2011 lavora come artista indipendente creando spettacoli che focalizzano l’attenzione sulla relazione tra danza e antropologia, sviluppando un approccio alla coreografia basato sull’improvvisazione e una ricerca interdisciplinare che mette in relazione poesia, danza, scienza e nuove tecnologie.
Lavora come coreografa e danzatrice in collaborazione con artisti internazionali della scena europea tra i quali Iraqi Bodies, Yumiko Yoshioka, Makiko Ito, Alfredo Genovesi, Katie Duck, Dance Elixir, MonoCollective.

Margherita Landi is with us in: Edizione 2016-17,

Sara Manente

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E’ un progetto di passaggio il cui focus è il tempo di fermentazione più che il risultato. Per due settimane lavoro su dinamiche che partono da relazioni semantiche a quelle biologiche (corporee) per disegnare nuove tecnologie di creazione inspirate da altre intelligenze: batteri e muschi per esempio. Parto da metodologie poetiche prese a prestito dal precedente Spectacles per iniziare un processo più batterico e selvatico.

Lavora nel campo delle arti performative e realizza progetti sotto forma di spettacoli di danza contemporanea, performance, laboratori, ricerche aperte, video e testi. Tra i suoi lavori: Lawaai means Hawaai (2009, trio), Faire un four (2011, quartetto); in collaborazione con Marcos Simoes: This place e Tele Visions (2012-2015, serie di performances basate su fenomeni ESP) e LAVA (2016). Attualmente lavora su due progetti che legano intimamente danza e linguaggio: un film in 3D cominciato sotto forma di interviste ad artisti e pubblico sull’esperienza di fare, vedere e descrivere la performance e una serie di testi scritti che sono danze da leggere.

web

Sara Manente is with us in: Edizione 2018,

Sara Manente

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Sara Manente coreografa, performer e ricercatrice, vive e lavora a Bruxelles. Dopo gli studi di Semiotica, Linguistica e Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna, di Drammaturgia della Danza all’Università di Anversa, e un post-master in Performing Arts al a.pass (Advanced Performance Training) nel 2008, torna dopo dieci d’anni a far parte del Research Center/Cycle 1 di a.pass a Bruxelles. Nel frattempo lavora come coreografa, performer, mentor e collaboratrice per altri artisti e istituzioni.
Nel suo lavoro, la danza è il punto di partenza per pensare attraverso il corpo questioni legate a come percepiamo e agiamo sul mondo: linguaggio e opacità, performatività e pubblico. Formatasi con la danza classica sin dall’infanzia, passando poi a varie tecniche di contemporaneo, i suoi progetti prendono forme diverse: pubblicazioni, film, interviste, laboratori, installazioni, coreografie, esperienza telepatiche etc. Due gli spettacoli di danza più conosciuti e presentati anche in Italia: “Lawaai means Hawaai” (2009) e “Faire un four “(2011), seguiti da un lungo progetto di ricerca incentrato sull’ekphrasis: “Spectacles” (2016-18). Dal 2012 al 2016, ha lavorato in collaborazione con Marcos Simoes sulla relazione con lo spettatore attraverso progetti di vario formato basati su pratiche extra sensoriali/paranormali : “This place”. Nel 2019, riceve una borsa di ricerca dalla Comunità fiamminga per il progetto “Wicked technology / Wild fermentation” (Tecnologia malvagia / Fermentazione selvaggia): “accostando pratiche di fermentazione, femminismo e ricerca artistica, sono interessata a mappare un insieme di tecniche che trasformano il pensiero, la percezione e il fare (d’insieme) nelle colture vive e nelle live arts”.

Lavora nel campo delle arti performative e realizza progetti sotto forma di spettacoli di danza contemporanea, performance, laboratori, ricerche aperte, video e testi. Tra i suoi lavori: Lawaai means Hawaai (2009, trio), Faire un four (2011, quartetto); in collaborazione con Marcos Simoes: This place e Tele Visions (2012-2015, serie di performances basate su fenomeni ESP) e LAVA (2016). Attualmente lavora su due progetti che legano intimamente danza e linguaggio: un film in 3D cominciato sotto forma di interviste ad artisti e pubblico sull’esperienza di fare, vedere e descrivere la performance e una serie di testi scritti che sono danze da leggere.

web

Sara Manente is with us in: Edizione 2020,

Sara Manente

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edizione 2018>2020

E’ un progetto di passaggio il cui focus è il tempo di fermentazione più che il risultato. Per due settimane lavoro su dinamiche che partono da relazioni semantiche a quelle biologiche (corporee) per disegnare nuove tecnologie di creazione inspirate da altre intelligenze: batteri e muschi per esempio. Parto da metodologie poetiche prese a prestito dal precedente Spectacles per iniziare un processo più batterico e selvatico.

edizione 2016>17

Durante la residenza a Torino mi concentrero’ sulla scrittura del testo che chiude la serie di tre “danze da leggere”. Dopo Spectacle #3 (2015), una danza plausibile e #1 (2016/17), una danza a ritroso, in Spectacle #2,5 vorrei dedicarmi all’idea di una relazione tra decorativo e fedele. Le “danze da leggere” si situano parallelamente a Spectacles, una ricerca sulla relazione tra danza e linguaggio dal punto di vista economico, poetico e performativo. Possiamo emancipare la danza dalla teoria della danza? Possiamo immaginare una nuova economia dello spettacolo? Che tipo di linguaggio diventa coreografico? Quale movimento produce una descrizione? Di cosa parliamo quando parliamo di danza? Quando comincia e quando finisce una performance?

Sara Manente coreografa, performer e ricercatrice, vive e lavora a Bruxelles. Dopo gli studi di Semiotica, Linguistica e Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna, di Drammaturgia della Danza all’Università di Anversa, e un post-master in Performing Arts al a.pass (Advanced Performance Training) nel 2008, torna dopo dieci d’anni a far parte del Research Center/Cycle 1 di a.pass a Bruxelles. Nel frattempo lavora come coreografa, performer, mentor e collaboratrice per altri artisti e istituzioni.
Nel suo lavoro, la danza è il punto di partenza per pensare attraverso il corpo questioni legate a come percepiamo e agiamo sul mondo: linguaggio e opacità, performatività e pubblico. Formatasi con la danza classica sin dall’infanzia, passando poi a varie tecniche di contemporaneo, i suoi progetti prendono forme diverse: pubblicazioni, film, interviste, laboratori, installazioni, coreografie, esperienza telepatiche etc. Due gli spettacoli di danza più conosciuti e presentati anche in Italia: “Lawaai means Hawaai” (2009) e “Faire un four “(2011), seguiti da un lungo progetto di ricerca incentrato sull’ekphrasis: “Spectacles” (2016-18). Dal 2012 al 2016, ha lavorato in collaborazione con Marcos Simoes sulla relazione con lo spettatore attraverso progetti di vario formato basati su pratiche extra sensoriali/paranormali : “This place”. Nel 2019, riceve una borsa di ricerca dalla Comunità fiamminga per il progetto “Wicked technology / Wild fermentation” (Tecnologia malvagia / Fermentazione selvaggia): “accostando pratiche di fermentazione, femminismo e ricerca artistica, sono interessata a mappare un insieme di tecniche che trasformano il pensiero, la percezione e il fare (d’insieme) nelle colture vive e nelle live arts”.

Lavora nel campo delle arti performative e realizza progetti sotto forma di spettacoli di danza contemporanea, performance, laboratori, ricerche aperte, video e testi. Tra i suoi lavori: Lawaai means Hawaai (2009, trio), Faire un four (2011, quartetto); in collaborazione con Marcos Simoes: This place e Tele Visions (2012-2015, serie di performances basate su fenomeni ESP) e LAVA (2016). Attualmente lavora su due progetti che legano intimamente danza e linguaggio: un film in 3D cominciato sotto forma di interviste ad artisti e pubblico sull’esperienza di fare, vedere e descrivere la performance e una serie di testi scritti che sono danze da leggere.

web

 

Sara Manente is with us in: Edizione 2016-17, Edizione 2018, Edizione 2020,

Claudia Adragna

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La ricerca vuole tentare di riflettere sin dal titolo sul ristabilimento di un ordine di senso dell’esistenza. Come danzatori e come esseri umani. Capire dandosi un tempo di esplorazione cosa è davvero necessario alla scena oltrepassando l’idea di vendibile ma ragionando di più sull’utile e l’inutile dell’agire. Interrogarsi sul valore delle cose.

“Il commercio è, nella sua essenza, satanico. Il commercio è il prestato-reso, ovvero il prestito con il sottinteso: Rendimi più di quanto ti do. Lo spirito di ogni commerciante è completamente viziato…il meno infame di tutti i commercianti è quello che dice “Siamo virtuosi per guadagnare molti più soldi degli stupidi viziosi”. Per il commerciante, l’onestà stessa è una speculazione a scopo di lucro. Il commercio è statanico perché è una delle forme dell’egoismo: la più bassa e la più vile.” – Nuccio Ordine, Manifesto L’utilità dell’inutile.

Laureata all’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino in Pittura. Collabora come interprete: Tecnologia Filosofica, Compagnia TarditoRendina-TO (2011). Coautrice di: “Perché Deserto” Statolento- collettivo di arti vive, vincitore del bando Choreographic Collision 7 debuttato a Venezia nel febbraio 2016. Autrice di: “Ciccina-cosa ancora dobbiamo aspettare?” Festival Pillole-sezione Principi Attivi Settembre 2015 e per Insoliti Festival Internazionale della nuova danza Dicembre 2015. Coautrice di ”Break and come back in our self” duo con Francesca Bovino presentato per Lov#5 a Torino nel giugno 2013 e Festival “Perse Visioni” in Puglia, tra i 15 finalisti di One Minute dance. Sviluppa la sua ricerca coreografica con la partecipazione al network B.I.D.E. (Barcelona International Dance Exchange) nel 2012 e Aprile 2014. Nella primavera del 2015 fonda Statolento collettivo di teatro danza nato nel contesto della Cavallerizza Reale Occupata a Torino il cui primo esito è Studio sulla Lentezza.

HOW MUCH? QUANTO COSTA?

di Claudia Adragna e Statolento – collettivo di arti vive

HOW MUCH? QUANTO COSTA?

di Claudia Adragna e Statolento – collettivo di arti vive

Claudia Adragna is with us in: Edizione 2016-17,

Francesco Dalmasso e Elisa D’Amico

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How to deal with missing physical presence on a specific location? The apparent absence of the body is a potential for a delocalized presence.
The simultaneity of video-calls on the Web generates opportunities for creation on distance, interaction, sharing, co-presence.
The chosen working tool is the score: a tool for developing structures to be tested in front of a webcam and co-executed on Google Hangouts.

Graphic and chromatic composition, presence/absence of the bodies, their interactions, the space they move in and its coordinates, with an almost cinematographic editing intention, are the funding elements of the score.

Our research focuses on the writing of scores and on their transmission from text to body. We wish to investigate the process of how reading transforms into action, through an elaboration.
The question of transmitting information comes into play, considering the relationship between the loyalty to a task while following indications and the personal freedom in the autonomy of execution.

// Couchscore is a path whose stages include the writing of scores, their execution, transmission, documentation and archiving, in a shared and open research perspective. It is a path that unfolds in different contexts and different ways, fostering an active participation and developing also from the contribution of the ones who sit on the couch with us.

Elisa D’Amico and Francesco Dalmasso met during their studies at ArtEZ Hogeschool voor de Kunsten (NL).
With a background and core work as dancers and performers, their collaborative artistic practice also intertwines and questions research, making and curatorship.
Starting from a specific object of interest they articulate thoughts, choreographic scores, relational bodies, dances.
They are part of the platform shared training torino and co-curate the project Workspace Ricerca X_research & dramaturgy.

Their works have been presented and selected for: RAAA Performing Arts Festival (Brescia); Aldes/SPAM! (Lucca); Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni e Fondazione CR Firenze – Bando Abitante 2021; ACS Abruzzo Circuito Spettacolo; Permutazioni / Zerogrammi, Lavanderia a Vapore, Piemonte Dal Vivo; EDN; Polo del ‘900; Resurface Festival; OGR; PAV.

// Couchscore
a distance investigation on writing and transmitting scores

a project by Francesco Dalmasso, Elisa D’Amico, Alessio Mazzaro

fb
youtube

// Couchscore
a distance investigation on writing and transmitting scores

a project by Francesco Dalmasso, Elisa D’Amico, Alessio Mazzaro

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Francesco Dalmasso e Elisa D’Amico is with us in: Edizione 2016-17, Edizione 2018,

Filippo Porro

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Partendo da questo senso di smarrimento e d’incapacità di scelta che attraversano la maggior parte dei giovani oggi, come ci si muove quando si è portati a scegliere di se stessi? Navigante, naufrago, in una società satura di conoscenza, di opinione, di linguaggio, sovraccarica di possibilità e false libertà, tento di danzare. Un corpo che racconta. Solo. Che cerca, trova, si perde, non sa che fare. Combatte tra il tentativo di reagire e il completo abbandonarsi al vuoto, fino ad arrivare ad una stasi.

“Momenti di noia, ecco, di stanchezza, di insoddisfazione. Momenti precipitosi. Parlo di quei momenti in cui chi è ancora giovane è portato a compiere atti avventati” – Da La Linea D’ombra, Joseph Conrad.

Nel 2015 si diploma al corso di Teatro-Danza della Scuola Civica Paolo Grassi di Milano. Negli stessi anni, si forma come attore presso la scuola Proxima Res diretta da Carmelo Rifici. Dopo gli studi segue il maestro Dominique Dupuy in Italia e in Francia. Lavora come danzatore insieme a Marco Baliani, Luca Veggetti, Paola Lattanzi, Marcela Serli. Nel 2016 crea il suo primo lavoro coreografico, il solo “Il mare, la barca e il suo capitano”. Attualmente collabora insieme ad Alessio Maria Romano per la compagnia A.M.R teatro danza in un percorso di ricerca coreografica/teatrale ma anche pedagogica.

Filippo Porro is with us in: Edizione 2016-17,

Lucia Palladino

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residenza creativa 2016-17

La mia pratica di ricerca in ambito performativo e’ profondamente influenzata dal metodo di Composizione in Tempo Reale di João Fiadeiro. La compagnia del Teatro Valdoca con cui lavoro da diversi anni è stata la casa in cui ho trovato nuove strategie di stabilire connessioni e relazioni con un paesaggio visivo. Voglio nutrire lo sviluppo dei così chiamati performance studies mettendo al centro della ricerca questioni che riguardano l’epistemologia della ricerca artistica, lavorando sul piano formale a diversi prodotti artistici, dallo spettacolo teatrale ad altre forme performative come installazioni, performance sonore e altri tipi di dispositivi. La ricerca esplora la pratica artistica come mezzo per generare nuovi orizzonti e prospettive di conoscenza che nutrano gli aspetti teorici che nutriranno a loro volta la pratica artistica in un processo senza soluzione di continuità. Intendo la pratica di ricerca artistica come una metodologia attraverso la quale cartografare la realtà. La cartografia, come metodo formulato da Gilles Deleuze e Felix Guattari (1995), ha l’intento di accompagnare un processo, e non rappresentare un oggetto. Identifico nella modalità di procedere della ricerca geografica e negli strumenti raccolti da Joao Fiadeiro per l’improvvisazione e la composizione istantanea una stessa modalità. Intendo utilizzare questo stesso processo per produrre nuove mappe di rappresentazione, o meglio, di ri-presentazione, della realtà nell’ambito della performance artistica.

“Che criteri e parametri scegliamo per prendere questa o quella decisione? (…) Il gesto non può risultare da un’intenzione o proiezione personale. Deve essere la conseguenza di un incontro. Un incontro con un tempo, uno spazio, un altro, una cosa, un affetto. La forza dell’incontro, la sua importanza, risiede nella capacità che ha di sospendere la nostra traiettoria, anche se solo per millesimi di secondo, e di generare il dubbio, la sorpresa. Questa sospensione è la breccia di cui la Composizione in Tempo Reale ha bisogno per intervenire e attivare la capacità di guardarci da fuori mentre il fatto si svolge. Guadagnando questa distanza possiamo accorgerci di dettagli e relazioni che passerebbero inosservati se ci mantenessimo “imprigionati” all’interno delle nostre opinioni e certezze, della nostra “conoscenza”.”
– João Fiadeiro

 

residenza creativa 2018

Nell’ambito del processo di ricerca creativa dell’anno 2016-2017 ho focalizzato il lavoro sulle procedure di creazione e la metodologia. Mi sono osservata osservare.
Ho riconosciuto le radici della mia posizione artistica, da dove vengo, e i modi in cui queste radici si fondono in una nuova pianta, una mappa attraverso la quale traduco la realta’.

La ricerca ha individuato diversi fuochi e prodotto diversi oggetti:

-pratiche dell’attenzione
-procedure di lavoro collettivo
-pratiche corporee specifiche
-dispositivi performativi site-specific
-un intervento teorico-performativo
-un lavoro teatrale
-testi
-immagini

PROIEZIONI.

Il lavoro che svolgerò in residenza a RicercaX a maggio 2018 prende uno di questi oggetti per dargli una forma artistica autonoma. Durante la ricerca per “Come un cane con il suo padrone” è stato fatto molto lavoro sull’uso della parola scritta come corpo in scena. Nello spettacolo teatrale finale la parola è stata estromessa. Vorrei quindi riprendere quel materiale e dargli spazio, tradurre il lavoro performativo mettendo al centro il corpo-parola.

La pratica di ricerca di Lucia Palladino come performer e autrice si determina attraverso un duplice moto: esperire con il corpo e osservare. Ciò che mette in scena come artista e performer riguarda le relazioni tra i corpi, che emergono in maniera retroattiva, a seconda delle potenzialità attivate dalla relazione stessa. L’intento non è quindi volitivo ma tenta di riempire un’immagine della sua immagine. È insegnante certificata Axis Syllabus (Frey Faust) e fa parte del gruppo di ricerca internazionale Axis Syllabus International Research Community. Insegna a professionisti e pre-professionisti in Italia e all’estero (Vienna/ WUK, Tanzquartier, Parigi/Canaldanse, Bruxelles/Hybrid Studio, USA/Earthdance). É ricercatrice e attenta osservatrice del metodo Composição em Tempo Real (CTR) che raccoglie gli strumenti per la composizione identificati dal coreografo João Fiadeiro. Tra i maestri: Frey Faust, Baris Michi, Kira Kirsch, David Zambrano, Peter Michael Dietz, Sophia Neuparth e João Fiadeiro. Importante la collaborazione con Daniele Albanese_Stalk, (Something about today, The vicious circle), progetto vincitore del FondoFare Anticorpi. La sua prima creazione come coreografa è del 2011 (“To see it pass”), finalista al Premio GD’A Emilia-Romagna, e invitato al Ravenna Festival. Del 2012 e’ il suo nuovo lavoro coreografico “Kiss” di nuovo finalista al Premio Equilibrio, sotto la direzione artistica di Sidi Larbi Cherkaoui. Nel 2013 e’ assistente artistica e performer del nuovo lavoro di ricerca con Daniele Albanese “Preliminary Discourse”. Dal 2013 lavora nella compagnia Teatro Valdoca come danzatrice (“Cage’s parade, Ustica, Happening”) e come leader del lavoro fisico nei laboratori tenuti dal regista Cesare Ronconi. Dal 2013 al 2015 svolge un intenso studio teorico sulla ricerca performativa consolidando le linee del proprio percorso e della propria posizione in quanto artista. Dal 2015 e’ parte del collettivo internazionale YIELD per la ricerca e la produzione creativa. È laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università di Roma3 con una tesi in letteratura portoghese sulle “Figure del corpo in Goncalo M. Tavares”.

TRACCE.
Come un cane con il suo padrone.

regia lucia palladino
realizzazione lucia palladino e alice ruggero
video cesare ronconi

Non vogliamo rappresentare niente. Non vogliamo sedurre. Vogliamo accendere il desiderio di vedere, di accogliere immagini, di mantenere viva la tensione verso qualcuno o qualcosa. Nell’incontro accettiamo di perdere una parte e qui ci perdiamo in tentativi di traduzione. Vogliamo sostare in questo attraversamento. L’ inevitabile indefinito tra il punto di partenza e il luogo d’arrivo è lo spazio di attenzione che ci offriamo,  il luogo in cui la comunicazione avviene.

“Sono nel lato del buio.
Mi vedi?
Ti vedo.
Non dire niente.
Ti ascolto.”

TRACCE.
Come un cane con il suo padrone.

regia lucia palladino
realizzazione lucia palladino e alice ruggero
video cesare ronconi

Non vogliamo rappresentare niente. Non vogliamo sedurre. Vogliamo accendere il desiderio di vedere, di accogliere immagini, di mantenere viva la tensione verso qualcuno o qualcosa. Nell’incontro accettiamo di perdere una parte e qui ci perdiamo in tentativi di traduzione. Vogliamo sostare in questo attraversamento. L’ inevitabile indefinito tra il punto di partenza e il luogo d’arrivo è lo spazio di attenzione che ci offriamo,  il luogo in cui la comunicazione avviene.

“Sono nel lato del buio.
Mi vedi?
Ti vedo.
Non dire niente.
Ti ascolto.”

Lucia Palladino is with us in: Edizione 2016-17, Edizione 2018,

Amina Amici

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Dal movimento delle mani, da sempre, subisco una fascinazione speciale. Le mani dei dipinti, di alcuni in particolar modo, mi muovono, commuovono. I corpi dei dipinti sono dinamica. E poi l’animale. L’istinto. Lentezza e velocità. Questi i punti di partenza e come e dove cerco, quale il percorso nel training per avvicinarmi all’oggetto della ricerca. Vorrei attingere al materiale di un mio assolo già esistente per continuare a cercare e a focalizzare una traiettoria. Come affinare gli strumenti di trasmissione di specifici lavori coreografici.

Nel 1999 comincia la sua carriera con la compagnia L’Impasto di Michela Lucenti e Alessandro Berti (oggi Balletto Civile); in seguito lavora come interprete per altre compagnie come: Sosta Palmizi, Deja Donne, Compagnia Secondo Taglio, Giardino Chiuso, Compagnia Menhir, Compagnia Rodisio, Compagnia l’Estuaire. Ha collaborato in diversi progetti con Tetraktis Percussioni. Dal 2008 al 2011 danza per Carolyn Carlson, presso il CCN di Roubaix Nord – Pas De Calais. Dal 2011 lavora come attrice in lingua francese, danzatrice e cantante negli spettacoli “Marie Stuart”, “Mack is coming back”, “Le cas Blanche Neige” e “Le cri de Gertrude” per Studio D’action Théâtrale di Ginevra, diretti dal regista Gabriel Alvarez. Dal 2003 Amina Amici firma le sue coreografie: quattro assoli dedicati a “Maria o dell’appartenenza”, un duo “per tre corpi forse, prologue”, l’assolo “Resti Lontani” e il quartetto “Vuoti d’aria”. Dal 2009 è artista associata dell’Associazione Sosta Palmizi.

** Amina Amici _ fotografia in copertina di Caterina Cardinali

Amina Amici is with us in: Edizione 2016-17, Edizione 2018,

Francesco Collavino

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Questo progetto, che pone l’accento sul concetto della catastrofe intesa come evento deviante di un processo di traduzione, indica come punto di partenza la seguente domanda:“A cosa è necessario rinunciare per aprirsi ad un linguaggio diverso?”L’arte del divenire, l’informazione come veicolo della catastrofe (intesa come evento, ma anche come processo) e il “glitch” come elemento che rivela il processo. Nella traduzione si perderanno o acquisiranno delle sfumature, ma la sfida è imparare a guardare alla perdita come qualcosa di positivo sperimentando il concetto di deriva. Mi interessa indagare come l’informazione scelga cosa e come tradurre il dato di partenza. Questo sia a livello digitale che mediatico. La perfezione dell’essere non rappresenta nulla se paragonata al mutamento di una crisi. La crisi rappresenta il vero valore contemporaneo. Sotto questo punto di vista il “glitch” rappresenta la genesi di una nuova vita, ed è proprio di questo che l’arte si è sempre occupata, di vita. In questo scambio continuo l’opera non è mai completa, è sempre reinterpretabile in un continuo gioco di rimandi, che porta alla deriva dell’origine. L’arte subisce il medesimo cambiamento dalla “modalità dell’ essere” a quella del “divenire” favorendo il passaggio di attenzione dall’oggetto stesso alle operazioni condotte su di esso, al processo e alle relazioni.

Si diploma nel 2006 in Immagine Fotografia Filmica e Televisiva presso l’Istituto Statale d’Arte a Udine. Inizia la sua formazione di danza contemporanea con Amphaymany Pi Keohavong (Momix) e collaborando con la Compagnia Arearea di Roberto Cocconi. Nel 2011 ottiene il Diplôme d’Etudes Chorégraphiques presso il Conservatorio di Parigi e il Prix all’unanimità. L’anno dopo stesso fonda Ba.Bau.Corp. di cui è visual artist, interprete e coreografo. Durante la sua formazione studia e lavora con Hofesh Shechter Company, Ultima Vez, Jasmin Vardimon Company, Abbondanza/Bertoni, Giovanni di Cicco, Iztok Kova, Carolyn Carlson, Peeping Tom, Christine Gouzelis, Mate Meszaros, Milan Herich, Germán Jauregui, Rakesh Sukesh, Arkadi Zaides, Iris Erez, Bruce Myers, Cie Twain.

Francesco Collavino is with us in: Edizione 2016-17,